Volevo portare mia sorella a fare solo una vietta…

Volevo portare mia sorella a fare solo una vietta…
di Mariana Zantedeschi
(già pubblicato su 4810mdiblablabla il 28 agosto 2017)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(4)

Mariana: Volevo portare mia sorella a fare una vietta in montagna, qualcosa di bello ma non troppo impegnativo, dove lei insomma si divertisse. Conoscendo le sue caratteristiche ho pensato alla Preuss sul Campanile Basso, così da attaccarci anche un bell’avvicinamento, e un bell’ambiente. Giusto una cosetta! Ma tutti gli imprevisti di una stagione si sono concentrati in un giorno.

Sonja: E viene il giorno di luglio nel quale mia sorella mi propone un’altra via dolomitica, la seconda della mia vita. Ripenso alla prima, l’anno scorso… mi faccio convincere.

Mariana e Sonja Zantedeschi

La notte
M: Ho ben pensato di dormire all’addiaccio, molto più poetico dormire sotto le stelle!

Sonja: Ci mettiamo a dormire fuori dal rifugio, dopo una scarpinata notturna. Io non riesco a dormire: ascolto i rumori della notte, le folate di vento, le frane in lontananza… ma perché non dormo? Dai! Mi accorgo che il materassino si è bucato, fa niente, prima o poi dormirò. E invece no, notte insonne fino a quando noto che le folate di vento si intensificano e cominciano anche i lampi. Quando cominciano le prime gocce sveglio Mariana che dorme pacifica.

M: Non ci faccio caso, impossibile sia realtà! Quattro settimane fa, nello stesso identico posto e nella stessa identica situazione mi sono svegliata sotto un temporale. Stavolta dev’essere un déjà-vu. Ma Sonja ha ragione a insistere… e vista la recidiva so già dove trovare riparo.

Sonja: mi sento dire «Ai bagni!». Figuriamoci addormentarsi adesso, con il temporale che impazza! Chiudo gli occhi alle 3.00.

La mattina
M: Durante la notte mi dico che un temporale ci può stare… peccato che alle 5.00, quando suona la sveglia, stia ancora diluviando alla grande… posticipo il risveglio e comincio a preoccuparmi, ma il meteo non doveva essere bello e stabile? Quando verso le 7.00 alcuni alpinisti cominciano a entrare nei bagni, trovandoci una bella sorpresina, sveglio Sonja.

Sonja: io penso che non ho nessuna voglia di arrampicare sul bagnato, e neanche con il freddo, mia sorella, comunque, sembra decisa ad andare appena spiove.

M: Facciamo colazione che ancora pioviggina, ma ci prepariamo come dovessimo partire davvero. Ammazziamo il tempo giocando a briscola nel rifugio, continuo a guardare fuori dalla finestra e appena vedo una striscia azzurra scatto in piedi e trascino la mia sventurata sorella in quella che si sarebbe rivelata un’epopea assurda. Sistemo l’ultimo materiale nello zainetto e mi viene in mano la frontale: “La porto? Naaa… vuoi mai che per 9 tiri di IV facciamo notte?? Naaa… ma che sia il caso di portarla per scaramanzia? Vabbè dai, buttiamo dentro che non si sa mai, per quello che pesa!”.

La relazione
Sonja: Partiamo in gran fretta lungo il sentiero di avvicinamento. Al momento di fare lo zaino non sapevo dove mettere il telefono dove c’era fotografata la relazione della via. Alla fine lo metto in tasca, protetto da due calzetti, sperando di non doverlo mai tirare fuori… perché mi ricordo del cellulare di Mariana morto schiantato giù da non so che pilone dolomitico la settimana precedente.

Ma a un certo punto Mariana fa: «Sai cosa ho dimenticato?», tremo: «Cosa?», «La relazione della via». «Bè, io non voglio usare il mio telefono in via, non ho soldi per comprarne uno nuovo!». Riparto sconsolata, pensando che mi sta bene, dovevo ricordargliela io la relazione.

Avvicinamento
M: Verso la ferrata delle Bocchette comincio a ripetere che «Sonja, vedrai che sarà tutto asciutto!!» – «Ma cosa stai dicendo?? È piovuto tutta la notte e guarda come è bagnato, piuttosto pensa a non scivolare» – «Ti giuro Sonja che se viene fuori un po’ di sole tutto si sistema». Il mio è un atto di fede… nuvole basse tutto attorno.

Sonja: Il sentiero segue con delle roccette e poi con un pezzo di ferrata, poi ancora roccette. Ecco, quest’ultimo è stato il punto dove ho avuto paura: erano instabili e tutto era bagnatissimo (Mariana giuliva «Guarda, è già quasi tutto asciutto!»), inoltre sotto c’era il solito baratro. Pensavo: ma io non avevo altri progetti nella vita? Io a settembre devo andare in Francia!

Attacco
M: Arriviamo all’attacco e ci troviamo accampato un intero corso CAI, non voglio nemmeno pensare alle leggende sui corsi CAI che ho sentito in giro, mi auguro piuttosto che si buttino sulla Normale o che per lo meno gli allievi siano ben rodati. Poco dopo arriva un’altra cordata, due bolzanini molto simpatici con i quali fraternizzeremo nella cattiva sorte.

Sonja. Finalmente l’attacco. C’è coda, e dopo di noi arriva ancora gente, come avranno fatto questi a superare in tranquillità le roccette?? Ma lì già mi sento molto più sicura, almeno siamo attaccati a un chiodo!

M: Il tappo caiano prende forma già dai primi tiri, per respirare un po’ di fluida scalata senza gente davanti prendo una variante e finisco per un po’ sulla via Fox, ma manco a farlo apposta nella sosta sotto il camino Scotoni ritrovo il team caiano. Vedo che gli allievi arrancano, cominciano a essere stanchi e ad appendersi.

Su dal camino
M: Quando mi ritrovo a intorcolarmi dentro il camino capisco i poveri allievi… arranco fino alla sosta sullo stradone provinciale e metto in tensione le corde di Sonja a più non posso.

Sonja: Di fronte a questo passaggio più o meno tecnico devo richiamare alla mente tutti i vecchi insegnamenti e mi ripeto a mezza voce: opposizione, appoggiati… tuttavia, quando li trovo, mi aggrappo ai cordoni, scalo come un gatto ferito. Poi vedo un friend di Mariana: “No, questo non lo tiro, se viene via??”.

Un’ora e mezza sullo stradone
M: Dal cengione in poi la situazione precipita, mi ero illusa che gli istruttori CAI avessero chiaro il grado della Preuss e soprattutto le condizioni degli allievi… i poveretti stanno appesi come salami, facendo una fatica incredibile, e con gli sguardi sgomenti, e ci credo! Il tutto poi era condito con nuvole che andavano e venivano, a volte c’era limpidissimo, altre una nebbia da valpadana. Insomma l’ambiente era grandioso ma non aiutava gli sventurati.

Sullo stradone provinciale noi e i bolzanini ci incartiamo per ben 1,30 h. Non voglio battere ritirata calandomi, e quando ce la riporto mia sorella sul Campanil Basso?? Non sappiamo più come far passare il tempo, mangiamo, facciamo pipì, guardiamo le nuvole, ci facciamo i selfie, e ripassiamo le doppie. Poi finalmente la progressione lentamente ricomincia.

Comincio a provare antipatia per i caiani, ma come gli è saltato in mente di portare un numero spropositato di poveri principianti sul Campanil Basso?? Intasando tutte le vie più facili di una delle torri più gettonate delle Dolomiti?

 

Ultimi tiri
Sonja: Ma quanto ci abbiamo messo a fare ‘sti ultimi quattro tiri! Ogni volta che mia sorella mi lasciava in sosta a farle sicura, saliva la nebbia, e mi circondava. Rimanevo lì appesa via, del tutto sola nel bianco, senza poter vedere nulla a più di un metro in tutte le direzioni, tutte le altre cordate si erano dileguate davanti a noi. Poi dovevo aspettare, nella mia solitudine, almeno mezz’ora, prima di ascoltare il grido “Parti!”

Questa lentezza era dovuta al traffico di gente, e l’unica era aspettare. Ero abbastanza stanca, e per non farmi prendere dalla fretta arrampicando male e affaticandomi definitivamente, continuavo a ripetermi “alza i piedi, alza i piedi”.

La cima
Sonja: Siamo in cima! Una scampanata velocissima, uno sguardo intorno e via alla prima doppia, già attrezzata dalla cordata dei simpatici bolzanini, con i quali avevamo concordato di scendere insieme.

Le doppie
M: La prima doppia si incastra. I due bolzanini, a frittata fatta, mi guardano a bocca aperta, mia sorella che è attaccata a un chiodo singolo mi guarda pure lei un po’ perplessa. «Beh, gente, bisogna arrampicare a scastrarlo! Tò, fammi sicura», non capisco se i bolzanini hanno capito cosa sto facendo, vedo sguardi vacui. Parto con le scarpe su per un rumego giallo, dopo due metri, torno sui miei passi “le scarpette, non ammazziamoci adesso”; butto un friend, trovo una clessidretta, e miracolo, su un pulpito pure una sosta! Non ho idea di che via sia, ma provvidenziale per lanciarmi in un traverso giallo-marcio e scastrare il nodo.

Ritorno al buio
M: Anche le altre doppie non ci risparmiano, ma deo gratias a un certo punto arriviamo a terra, i caiani maledetti si sono dileguati (lentissimi in salita e bolidi in discesa, ancora non me lo spiego). Loro non ci sono più, ma sul primo tiro della via, nonché ultima calata, troviamo una loro mezza corda, pseudo incastrata e lì abbandonata. I bolzanini decidono che è il loro bottino. Mi chiedo perché i caiani l’abbiano lasciata lì su un tiro di III, talmente facile che l’avevo fatto in scarpe d’avvicinamento. Perché non hanno arrampicato per scastrarla? Misteri CAI.

Sonja: Meno male che il buio ci coglie quando le doppie le abbiamo già terminate, siamo nella ferrata e i simpatici bolzanini ci salutano e vanno via veloci davanti a noi. Io non ho voglia di rischiare assolutamente nulla, quindi nella ferrata procedo da manuale alla luce della frontale. Sento che Mariana si spazientisce, ma ho le idee chiare, tanto non ce l’avremmo mai fatta a scendere prima del buio, quindi tanto vale non farsi prendere dalla fretta. Penso che sarebbe stupidissimo che succedesse un incidente qui, quindi ciao, io mi attacco a tutti i cavi con tutti i moschettoni.

M: Rimaniamo sole, circondate da roccia, nuvole e tramonto, ci infiliamo nelle Bocchette, vedo che Sonja si assicura a mo’ di ferrata a tutti i santi pezzi di cavo, la cosa mi esaspera, ma non posso dirle di non farlo. Non mi resta che copiarla, almeno ammazzo il tempo. Di cavo in cavo arriviamo sul ghiaione sotto, e lì abbiamo un bel da fare a trovare i segni del sentiero.

Sonja: A ritroso per tutto il sentiero, per tutte le roccette, per il ghiaione, stando attentissime a non perdere di vista i segnali. Nella mia calma cerco comunque di essere efficiente, quindi salto di segno in segno, contenta quando vedo il successivo. A volte penso ad alta voce e a un certo punto Mariana scoppia (anche lei doveva essere stanca), si ferma e dice: «Ma vuoi stare zitta? Ascolta il silenzio invece, quando ti ricapiterà più? E guarda le stelle!». Preferisco non cominciare una discussione tra due persone non del tutto lucide, ma penso: “Ma quali stelle che ci sono un sacco di nuvole?”.

M: Sonja è impressionante, è un alpinista senza mai esserlo stata, si muove come un segugio. Anche durante le doppie, non ha mai perso il controllo, dava l’impressione di sapere benissimo cosa fare e capiva al volo tutte le dinamiche. Però un po’ si scompone: quando insulta i caiani e la loro carovana.

L’arrivo al rifugio
Sonja: Arriviamo sfinite alle 23.20, e ci sediamo subito a un tavolo fuori per mangiare qualcosa, ma non ho nemmeno fame e mangiucchio un uovo sodo mentre arriva la squadra del CAI. Ci chiedono com’è andata e vogliono commentare un po’ la giornata. Non partecipo molto, anche perché non avevo capito subito chi erano, al buio non vedevo bene le facce e a dire la verità non avevo voglia di parlare.

Mariana: Cotte stracotte, decidiamo di dormire lì anche quella notte… mentre ci prepariamo per le nanne si fanno avanti i caiani e ci danno gli ultimi spunti per odiarli definitivamente: «Tutto bene ragazze? A che ora siete tornate? Alle 11.30? Eh, capita!» – sguardo truce – «Sono stati bravi, eh, i nostri allievi! Hanno fatto il Campanil Basso al quarto fine settimana di corso!!!», sono perplessa… “hanno fatto”?? Avrei da ridire su “chi ha fatto cosa”, ma li lascio nella loro convinzione.

Poi la chicca: «Ragazze, ma non è che avete trovato una mezza corda??»
«Eh sì ,ma ce l’hanno i bolzanini e sono già verso la macchina… ma poi perché l’avete lasciata lì?»
«Eravamo stanchi e non ne potevamo più!»
«Ma con quello che costa!! Ed era su un tiro di III!!»
«Eh, ma è del CAI!»

Bell’insegnamento agli allievi: che fai quando ti si incastra un corda? La lasci lì, tanto paga il CAI! E la fai portare giù ai disgraziati che ti sono stati dietro tutto il giorno! Poi però gliela vai a chiedere ,eh! Mah… fatto sta che ero ben contenta che la corda fosse in groppa ai bolzanini.

Seconda notte ai bagni e lieto fine
Sonja: Da gran sfacciate passiamo un’altra notte nell’antibagno del rifugio. Ci alziamo presto perché la gente comincia a voler utilizzare il lavandino, ma tanto io non avevo dormito neanche questa notte, e ho voglia di partire.

M: chiamiamo subito a casa, perché l’ultimo messaggio inviato dopo la via era stato un “stiamo tornando”, poi il cellulare si era scaricato, e mia mamma non aveva mai saputo se a casa o al rifugio…

Sonja: Mariana mi porta in pasticceria. Ecco, scesa, ho già fatto il reset inconscio dei momenti paurosi, e forse accetterei la prossima proposta, maledizione! Non so per quale motivo, anche dopo aver passato momenti di paura, alla fine mi rimangono impresse quasi solo le belle sensazioni della giornata, quindi poi, alla successiva proposta della sorella, puntualmente ci ricasco.

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Volevo portare mia sorella a fare solo una vietta… ultima modifica: 2018-07-03T05:21:36+00:00 da GognaBlog

113 pensieri su “Volevo portare mia sorella a fare solo una vietta…”

  1. 113
    Fabrizio Roveda says:

    I miei genitori mi hanno insegnato a presentarmi con nome e cognome e a firmare con nome e cognome. Cosí si usava una volta.

     

    Sano principio.

  2. 112
    Fabio Bertoncelli says:

    I miei genitori mi hanno insegnato a presentarmi con nome e cognome e a firmare con nome e cognome. Cosí si usava una volta.

  3. 111
    Alberto Benassi says:

    ognuno può scrivere quello che vuole. Poi può decidere se mettere nome e cognome oppure firmarsi uno pseudonimo.

    Mi piacerebbe sapere il motivo  del  perchè firmare con uno pseudonimo invece che con nome e cognome:

    Per non avere rogne?

    Per non essere preso per il culo?

    Perchè scrivo minchiate?

    Perchè mi vergono di quello che scrivo?

    Per non essere additato se qualcuno mi riconoscerà? vedi questo è il montato  che scrive sul blog di Gogna. Chi si crede di essere?!

    Perchè faccio il rompiballe?

    Perchè sono CAIANO allora meglio nascondersi….?!?

    Perchè mi sento più furbo?

    Perchè mi sento artista e l’artista è più artista con uno pseudonimo?

    Va bene adesso non me ne vengono in mente altre.

     

  4. 110
    Dino2 says:

    Non sono Dino, ma un’altro.

    Ho capito: voi siete fra quelli che difendevano la Fedeli ministro della cultura e dell’istruzione.

    Pensavo che almeno qui ci fosse molta serietà e molta competenza, ma mi sembra sia come nei forum.

    Vi auguro belle e buone chiacchiere da bar con davanti un bel misto e un telefonino. Viva Ronaldo!

  5. 109
    ..... says:

    Come posso fare a capire da dove viene ciò che dicono e quale possibile fondamento può avere, se non posso sapere chi lo dice?Non pensate che, come avveniva in passato e come spesso accade ora quando si sente discutere di problemi scientifici o medici o economici, possano apparire come dei ciarlatani?

    Dico: “la Terra non è piatta”. Ho firmato con dei puntini.

    Non si può sapere chi sono io che lo dico, con ciò si può capire da dove deriva la frase che io dico e il possibile fondamento che può avere.

    Posso apparire un ciarlatano, non penso.

  6. 108
    Alberto Benassi says:

    io penso che bisognerebbe firmarsi con nome e cognome. Si è vero, anche questi potrebbero essere falsi e quello che fa la differenza è il contenuto.

    Però firmarsi con nome e cognome a mio avviso da maggiore peso a quello che si scrive e sopratutto lo da alla persona che lo scrive. Non credo che si debba avere timore delle personali affermazioni se ti fanno scontrare con gli altri, con enti, ect., a meno che non si offenda nessuno. E nemmeno avere paura di crearsi delle semplici antipatie. L’importante è dire chiaramente quello in cui si crede nel rispetto degli altri. Sottoscrivere con il proprio nome e cognome (VERO!) , quello che si scrive, che può essere un accusa, una critica anche aspra, un racconto, una condivisione, una battuta, ect. ect.,  è come ribadire questi due principi:

    – esprire il proprio pensiero

    – rispetto di quello altrui.

  7. 107
    Gianluca T. says:

    Te lo spiego io Dino che sono sulla tua stessa barca e sulla quale per il momento intendo restare non vedendo alcuna utilità pratica per dovervi scendere. Perchè per alcuni è più facile, invece che argomentare le proprie opinioni magari anche con senso dell’humor ma facilmente comprensibile, screditare chi la pensa diversamente buttandola sul personale. E’ più facile, invece di controbattere con rispetto le opinioni altrui, far passare chi la pensa diversamente per soggetto inattendibile per il solo fatto che non usa un nome e un cognome che torno a ribadire possono essere completamente falsi. Ma quest’atteggiamento che non tiene conto nemmeno della storia, perchè allora bisognerebbe buttare al macero tutti i libri scritti sotto pseudonimo, alla fine si ritorce contro chi si comporta in quel modo perchè poi la gente non è così scema e anche se magari lì per lì non dice nulla è poi in grado di fare le proprie valutazioni.

    In ogni caso complimenti per i tuoi interventi e continua pure a firmarti come Dino e basta.

  8. 106
    Dino2 says:

    Certamente tutti quanti conoscono poi Dino, Lusa, Giacomo G., Andrea, Cristiano…………………….. 

    Io no: un clan? un gruppo? una corporazione? istruttori? medici? politici? una setta? forse dei massoni, o peggio dei mafiosi, o dei camorristi?……
    Come posso fare a capire da dove viene ciò che dicono e quale possibile fondamento può avere, se non posso sapere chi lo dice?
    Non pensate che, come avveniva in passato e come spesso accade ora quando si sente discutere di problemi scientifici o medici o economici, possano apparire come dei ciarlatani?
    Anche qui dobbiamo santificare dei Fedeli come ministri del culto?
    Non vi capisco, mi spiace.

  9. 105
    Gianluca T. says:

    @ Salvatore Bragantini

    grazie dell’informazione ma mi pare che chi offende o nella migliore delle ipotesi prenda per il naso si firmi alla grande. Qui la situazione è esattamente all’opposto, chi non si firma non offende nessuno e chi invece firma offende. Veda un po’ lei..

  10. 104
    salvatore bragantini says:

    Per il signor Gianluca T.: il grande limite dell’attuale uso di Internet è di permettere l’uso dell’anonimato, dei nickname e di altri simili modi che consentono a chi lo voglia, di offendere, ingiuriare o addirittura diffamare chiunque, ben protetto dal suddetto anonimato.

    Suggerisco a chi voglia continuare ad avvalersi di questi molto unfair means di utilizzare in fretta questo comodo vantaggio, perché nel mondo si sta gradualmente affermando il principio che anche quanto sta sulla rete debba essere sempre tracciabile alla sua origine. Si sta solo discutendo come farlo tecnicamente, cosa oggi non agevole, ma si farà. E sarà la fine dell’anonimato internettiano, che oggi consente a chiunque di scrivere lettere anonime (non mi riferisco a Giancarlo T., di cui non condivido le opinioni ma che spero non rientri in tale categoria). E dico che sono pure un Caiano, nel senso che ho frequentato i corsi di alpinismo del Cai, prima da allievo e poi lungamente da istruttore, e i miei mi hanno iscritto al Cai che avrò avuto 9 anni al massimo

  11. 103
    Giuseppe says:

    Mi sembra che quasi tutti siano sempre molto attenti a pararsi bene.
    Auguro a tutti tanta felicità !

  12. 102
    Dino says:

    le guide alpine stanno al cai come polizia e carabinieri stanno a chi gioca a “guardie e ladri”.

    mmmmmmmmmmmmm, terreno paludoso!!!!!!!!!!! attenzione

  13. 101
    Dino says:

    Giusto per la cronaca.

    Il Corso non è arrivato col buio ma prima che venga scuro.

    La classifica d’arrivo è stata:

    –  1°corso Cai

    – 2°bolzanini (che hanno “recuperato” la corda

    – 3°Mariana ( che erano sole in discesa)

    Non mi è nota la classifica della briscola!!!!!

     

  14. 100
    nebulamaior says:

    C E N T O

    Bravi tutti.

  15. 99
    Gianluca T. says:

    Ogniqualvolta Marcello Cominetti si sente chiamato in causa tira fuori la storia della firma come se ormai non fosse sufficientemente chiaro che su questo blog non bisogna indicare i dati della carta d’identità o della patente. Quanti di lor signori si conoscono fra di loro per poter asserire se colui che scrive corrisponde al nome e cognome indicato in calce? Certamente tutti quanti conoscono poi Dino, Lusa, Giacomo G., Andrea, Cristiano…………………….. Persone che a volte sì e a volte un po’ meno, come tutti, fanno degli interventi interessanti ed intelligenti.

    Se continui a chiedere nome e cognome anche se falsi e non verificabili allora sì che ti comporti veramente come un questurino. Ma poi chi è che conosce Marcello Cominetti? Sicuramente qualcuno che scrive su questo blog ti conoscerà ma mica tutti e quindi anche il tuo bel nome e cognome alla fine viene associato a un signor nessuno.

    Quindi valutiamo la gente per quello che dice e non per come si firma, grazie. Io non contesto il tuo modo di vedere le cose, che può essere uguale o diverso dal mio e da quello degli altri a seconda dei casi, ciò che contesto sono le modalità con le quali esponi il tuo pensiero che fa risaltare come per te siano tutti degli emeriti imbecilli.

    Aggiungo che hai detto una cosa che non so nemmeno come tu possa averla concepita e la riporto con parole tue

    Il tuo commento é un poco razzista e io sono anche un alpinista della domenica e commento anche come tale.

    No te non sei un alpinista della domenica, te sei una guida alpina e la guida alpina non è tale soltanto quando accompagna i clienti ma lo è sempre. Come il medico è sempre un medico, un militare è sempre un militare, un carabiniere è sempre un carabiniere, un magistrato è sempre un magistrato. Te eserciti una professione, per giunta particolare, non sei un impiegato comunale che timbra il cartellino alla mattina e a metà pomeriggio. Quindi certe esternazioni le dovresti mettere da parte. Forse dovresti andare a scuola di bon ton da Alberto Paleari che per quanto abbia fatto un intervento che non condivido totalmente si esprime da vero signore.

     

  16. 98
    Alberto Benassi says:

    Paolo hai un caratteraccio…ma in fondo sei un bravomo…

    vorrei mettere una faccina ch ride  maunsòcommessiffà.

    forse ce lo fatta.

  17. 97
    paolo panzeri says:

    Scusate per il fuori tema, ma che nomi devo fare?
    Dare dei nomi o mettere dei soprannomi non mi piace.
    Se parlo degli uomini che più o meno hanno scalato o scalano, basta leggere un po’, o meglio essere stati presenti quando facevano o raccontavano le loro cose, per sapere chi erano e come le facevano.
    Anche quando scherzo metto sempre qualcosa di vero.
    E’ bello cercare e costruire con una idea che ci si è fatta… è come fare alpinismo.
    Dà molto fastidio?
    Non devo farlo?
    Per me da anni si è persa la serietà dell’informazione e tutti possono dire robe e inventare la “storia”, anzi spesso la scrivono a loro uso e consumo, per primo il cai degli ultimi anni.
    Grandiosi in questo sono da decenni i titolati esponenti dell’alpinismo accademico occidentale, ma da qualche anno sono assurti anche quelli orientali.
    L’ho scoperto anche leggendo libri di stranieri (p.es. il diario di Tasker o le guide slovene).
    … guardate le liste di chi si è dimesso o è stato espulso ultimamente.
    Io ho fatto un po’ tante scalate, ma ho fatto di più l’ingegnere, quindi so solo qualcosa e non ho nemmeno una cultura alpinistica ufficiale.
    Ripeto, ditemi o chiedetemi, se ci sono, io rispondo senza nascondermi, forse in maniere troppo dirette e forti, ma è il mio carattere, non sono bravo come Mariana.
    E poi so di essere un anziano pirlotto e quindi cerco di capire le critiche che mi vengono fatte, se non le capisco insistete.

  18. 96
    Alberto Benassi says:

    “Si commenta perfino su dove hanno dormito… Roba da matti…”

    tò eccolo …!  Invochi gli spiriti e questi rispondono. Ha perfino cambiato nominativo. Nome e cognome però nisba…!

    scusa ma io un pò di IRONIA non la posso fare?

    la fanno le ragazze , va bene.

    la faccio io…ROBA DA MATTI

    Del resto siamo CAIANI.

  19. 95

    Riporto qui il mio commento N°2:
    Anche detto da una voce “angelica” come quella di Mariana: il Cai non si smentisce mai.
    Peace and Love (Ringo Starr)
    Non vedo proprio dove stia l’avercela con il Cai, perché è vero che non si smentisce quando forma enormi gruppi affollando certe vie. Non deve dirmelo Mariana, il cui racconto è carino, perché lo vedo da solo, visto che sui monti ci vado spesso.

    Panzeri, vedi di accontentare questo Gianluca facendo nomi e cognomi  mentre lui resta anonimo, per favore. Così forse la smette di scrivere frasi confuse.

    Penso che non avere il senso dell’ironia sia mancare di intelligenza!

    E nel Cai (sono socio anch’io) c’è chi ce l’ha e chi no.

  20. 94
    qu says:

    Ok, scrivo per avvicinare il target a 100, e perche’ Alberto mi invoca .

    Tutto inutile, e credo che Mariana si stia sbellicando dalle risate.  Ma lo dico: a Mariana non gliene puo’ fregare di meno del CAI. Nel senso non ha nulla contro il CAI. Smettetela di prendervela. Il dileggio e’ casuale e gratuito, ora e’ toccato a quelli dei corsi, poteva toccare a qualcun altro. Anche per la frase della corda vale lo stesso. Insomma lasciatela fare il personaggio, che ve ne importa!!

    A me diverte, fossi stato uno degli istruttori dei corsi  sulla via probabilmente avrei silenziosamente incassato.  E’ tutto sommato roba gia’ vista. Per molti degli intervenuti no?? Mi pare strano.

    Si commenta perfino su dove hanno dormito… Roba da matti…

  21. 93
    Alberto Benassi says:

    può darsi che dormire nei cessi ci sia più gusto.

    Effettivamente tanti anni fa c’erano gli assaggiatori del bottino, o perugino come lo si voglia chiamare. Passavano dai contadini e assaggiavano il bottino per sentire se era buono da usare per concimare.

    Ci sta che l’aria di quel cesso fosse buona…

     

     

  22. 92
    Alberto Benassi says:

    Strano che   “Giacomo G ”  non intervenga più…..?

  23. 91
    sergio bella says:

    visto che ci son pochi commenti…

    ma dormire nei cessi per non dar 10 euro al rifugista (fra l’altro il gestore dei Brentei li meriterebbe anche i 10 euro) dormendo sui tavoli (se era pieno) è la nuova frontiera del turismo dolce in montagna? 😉

     

  24. 90
    Giandomenico Foresti says:

    Alessandro dove sei??

    Pietà, puoi mettere la parola fine con un tuo intervento?

    Grazie

  25. 89
    Gianluca T. says:

    Anche detto da una voce “angelica” come quella di Mariana: il Cai non si smentisce mai.

    Questo caro Marcello Cominetti è stato il tuo primo post. Naturalmente sono tutti dei babbei quelli che non sanno leggere la tua ironia fra le righe. Lo dici adesso che non ce l’hai col CAI, dopo quasi 100 commenti nei quali è stato fatto il pelo e contropelo. Se di commenti ne fossero stati fatti due o tre sarebbe rimasto il tuo in bellavista da cui si può capire che fai dell’ironia ma si può anche capire che dici ciò che pensi realmente. Poliziotti, carabinieri, guardie e ladri, non giriamoci intorno, il paragone non sarà stato da manuale della crusca ma è piuttosto chiaro anche perchè non è la prima volta su questo blog che appaiono delle dispute verbali fra esponenti del CAI e delle guide.

    Qui si continua a voler minimizzare la cosa, a volerci scherzare sopra, a dire che sono donne, ingenue, giovani e intanto si continua a parlar male del CAI, in maniera a volte evidente e a volte meno, con la battutina, con la frasettina e così via. Ma non dico questo perchè voglio fare il sostenitore del CAI che se fa delle boiate è giusto evidenziarle. Lo dico solamente perchè è abbastanza evidente come si vogliano far passare per cretini tutti coloro che col CAI hanno a che fare, sai in veste di istruttori sia di semplici sostenitori.

    Panzeri avrà pure i suoi motivi ma sarebbe bello se una volta tanto invece che fare dei giri di parole da cui non si capisce un tubo parlasse chiaro citando fatti e persone. E comunque anche questo non c’entra niente con l’articolo. Il punto, ma pare che solo pochi abbiano veramente compreso di cosa si stia parlando, è che la buona Mariana, che se si chiamasse Mariano non cambierebbe nulla, si fa portatrice di un messaggio anti CAI partendo da una posizione che non glielo consente perché fa anche lei delle boiate, dal far passare una notte assurda alla sorella tecnicamente inferiore, al partire tardi, all’attaccare una via in parte bagnata, all’intrupparsi in un buridone di gente fino ad arrivare alla giustificazione di un furto non commesso da lei ma che comunque da lei ottiene approvazione.

    E bisogna pure ridere perché se non si ride si è dei babbei, si è degli antidiluviani, dei poveretti. Il vero problema è che da anni è stata sdoganata la mancanza di rispetto, questo è il vero problema, il resto sono chiacchiere. Va là lo dico io, firma o non firma.

  26. 88
    paolo panzeri pp says:

    Opps…. sono stato contagiato e mi son firmato pp e poi devo aver sbagliato con le forze di polizia/carabinieri e cai/guide.
    Magari lo farò ancora. 🙂

  27. 87
    pp says:

    Gianluca T detto BOH dice: Chiaro, si parla male del CAI. Se oggetto di dileggio fossero state delle Guide Alpine quali sarebbero stati i loro commenti. Mi sembra di vedere i poliziotti che irridono i carabinieri e viceversa.

    Notevole questo paragone: cai come poliziotti e guide come carabinieri.
    O è un lapsus freudiano?
    O forse ormai troppe poche persone sanno un po’ cosa sia e significhi scalare?
    Ora dovrò dire in segreto e solo a gente che conosco: VIVA L’ALPINISMO!

    Ps: non ho mai trovato tanta roba persa o abbandonata sulle vie difficili, ma su quelle facili parecchia e quando la prendevo (se era bella e mi poteva servire)  non mi sentivo di rubarla… se l’avevano lasciata sul facile voleva dire che loro erano dei ricconi, ma se poi li incontravo la restituivo loro solo se mi offrivano una birra media.
    Esempio classico sono i friends un po’ difficili da togliere.
    Una volta ho visto e preso in un pendio impervio sotto una falesia una sacca con una joker da 80 metri bagnata, muffosa e piena di formiche… e l’ho ripulita e usata per due anni, ma avevo chiesto per qualche mese negli ambienti milanesi chi l’aveva lasciata, senza mai ottenere risposta…. vanità?!?!?
    Le corde da via però le ho sempre lasciate dove erano: e chi si fida?!?!?

  28. 86

    Gianluca T. le guide alpine stanno al cai come polizia e carabinieri stanno a chi gioca a “guardie e ladri”. Il fatto di essere guida non può impedirmi di esprimere ciò che penso, scusami tanto. Il tuo commento é un poco razzista e io sono anche un alpinista della domenica e commento anche come tale. Per me nel racconto al posto del cai potevano esserci quelli di qualsiasi altra associazione che il succo non cambia. Non ce l’ho con il cai, ma a chi non è mai capitato di fare la figura dell’idiota ed essere quindi così apostrofato?  E non mi pare neppure che quel gruppone cai del racconto fosse composto da idioti secondo Mariana.

    Sul materiale abbandonato ribadisco che va rimosso sempre. Nello specifico una corda abbandonata su una calata può farne impigliare altre di altre cordate, quindi va tolta. Se i due bolzanini se la sono tenuta sapendo di chi era (sempre che lo sapessero) l’avranno fatto per vendicarsi delle attese ma sicuramente non hanno eccelso in gentilezza.

    Penso anche che se la corda fosse stata di proprietà personale di qualcuno, sarebbe stata recuperata immediatamente. Ciao (e firmati anche col cognome che fai più bella figura, va lá).

  29. 85
    salvatore bragantini says:

    Per Alberto Benassi: sul furto della corda, non fatto però dalle ragazze, hai ragione

  30. 84
    Gianluca T. says:

    Ragazzi parliamoci chiaro, Mariana è indifendibile sul piano comportamentale. Non giudico gli aspetti tecnici di cui non me ne importa nulla, giudico ciò che ha scritto e le modalità con cui l’ha scritto. Il furto della corda, perchè di furto si tratta ed è assurdo cercare giustificazioni fantasiose come la montagna clean di Marcello Cominetti che nel contesto citato non c’entra proprio nulla, è deprecabile così come è quantomeno di dubbio gusto per non dire di peggio giustificarlo come una lecita sottrazione a degli idioti. Io non sono così sicuro che Mariana volesse raccontare un’avventuretta con spirito ironico e autoironico. Per me lei considera veramente quelli del CAi degli idioti ed ha colto l’occasione per ribadirlo. Nessuno ovviamente gli impedisce di persarla diversamente ma la caduta di stile è piuttosto evidente. Due donne? Non c’entra niente. Piuttosto ho notato che due guide alpine (Paleari e Cominetti) hanno trovato la storia divertente. Chiaro, si parla male del CAI. Se oggetto di dileggio fossero state delle Guide Alpine quali sarebbero stati i loro commenti. Mi sembra di vedere i poliziotti che irridono i carabinieri e viceversa.

  31. 83
    Alberto Benassi says:

    Salvatore, va bene così.Alla fine troppe polemica per nulla.

    Ma della CORDA ?  anche quella è giusto che “ fatto sta che ero ben contenta che la corda fosse in groppa ai bolzanini.”

  32. 82
    salvatore bragantini says:

    Chi mai poteva pensare che ne nascesse una tale polemica? Sospetto che il fatto che siano due donne abbia contribuito ad alimentarla. Concordo sui post di Marcello Cominetti, in specie il 55 e il 76. Due ragazze fanno una bella via e la trovano intasata; continuano ugualmente ma non mi pare abbiano posto a rischio la vita loro o di altri; arrivano tardi al rifugio… a molti di voi evidentemente non è mai capitato, ma a me di sovente. Dai! Un racconto che vuole virare sull’ironico e in parte ci riesce; tutto qui. Come ha scritto qualcuno, al commento numero 100 blocca tutto, Alessandro!

    Ha scritto uno scrittore di sport (di squadra) qualcosa che, per me, è valido, in parte, anche in montagna: i risultati derivano al 90% dalla fortuna e al 10% dall’insieme delle capacità tecniche e personali, però non tentare se non hai quel solido 10%. Le percentuali sono certo troppo sbilanciate e da correggere, ma il senso è chiaro e lo condivido.

  33. 81
    Alberto Benassi says:

    Paolo ho fatto un pò di casino (come sempre) con le citazioni.  Non mi riferivo a te. Cercavo di rispondere all’ultimo intervento di Giacomo G  che parla di turbe…ma quali poi…?!?!

     

    La tua decisione, molto forte di lasciare in tutto il CAI per motivi etici, sugli ideali, di non condivisione di certe scelte, il CAI dovrebbe promuovere l’alpinismo non la bicicletta, (con tutto il rispetto per la bicicletta, mia moglie fa dei viaggi in bici da fare invidia) e non per antipatie fini a se stesse che fanno solo ridere, ti fa solo ONORE.

     

    Il fatto di portare via la corda sapendo di chi è …sopratutto sapendo che è del corso CAI  per me è solo un FURTO!!!

    Se recuperi una corda che non è tua, e sai di chi è,  se non la puoi restituire al propretario, la lasci in consegna al rifugio.

    Invece che si fa? si ribadisce il fatto che questa corda è dei RINCOGLIONITI istruttori CAI.

    Va bene fare dell’ironia ma allora anche io la posso fare sulle due ragazze. Dicendo che se la sono presa di molto comoda e poi s’incazzano perchè i rincoglioniti del CAI sono davanti a loro.

    Chi è più rincoglionito?

     

    Quello che non mi piace nel brano è questo ribadire di principio Cai MERDA, Cai da starci alla larga perchè appestati, oddio!! c’è il Cai….aiutoooo! Si salvi chi può.

    Le ragazze invece: poverine, simpatiche, ironiche, brave, scanzonate, giudiziose, con buonsenso e in ultimo:  sicure ed esperte!

     

    Se giudichi il gruppo Cai degli pericolosi IDIOTI perchè tutti in fila sullo stesso itinerario a intasare tutto. Che ti ci infili a fare anche te a ingrossare il TAPPO?

    Quindi per me: idioti loro, idiota te.

    Però stattene zitta oppure raccontala diversamente. Scrivilo: ho incontrato un gruppo di idioti e come loro mi sono comportata perchè sono dura e pura perchè “Boia chi molla” !

    L’ironia falla sul Cai ma anche su di te.

  34. 80
    Antonio Arioti says:

    In effetti questa sfilarata di commenti per un racconto valutato 1-1-4 (spessore, impegno, disimpegno) pare eccessiva ancorché diverse riflessioni siano interessanti.

    Credo che alla fine l’ultimo commento di Alberto Benassi abbia colto nel segno.

    Nel racconto vengono presi ripetutamente per i fondelli i cosiddetti caiani del CAI ai quali è pure giusto sottrarre una corda abbandonata, momentaneamente, per dabbenaggine.

    Comprensibile che questa ripetuta presa in giro, forse apparentemente e ingenuamente supponente (sottolineo “forse”), possa dare fastidio.

    Probabilmente se l’autrice si fosse espressa in modo meno canzonatorio nei confronti altrui e si fosse limitata alla sola autoironia i commenti sarebbero stati sì e no un decimo.

    Sarebbe effettivamente interessante sapere cosa ne pensa Alessandro Gogna e anche cosa ne pensa la stessa Mariana la quale dubito si aspettasse di andare incontro a un simile fuoco di fila.

    Però tutto questo dovrebbe far riflettere sul peso che viene dato alle parole a cui troppo spesso facciamo poco caso.

  35. 79
    paolo panzeri says:

    Alberto, se ti è sembrato che prendessi in giro qualcuno ti assicuro che non era mia intenzione, ognuno in montagna dovrebbe poter fare quello che sa fare, e la mia ultima decisione ti assicuro che è stata molto difficile, non è basata su rancori o altro di simile, ma sugli ideali che vedo cambiati totalmente.

    Cercavo solo di convincere a scrivere il cognome le persone come questo tale di nome “Dino” che spiega e insegna l’alpinismo, ma non ha nemmeno il coraggio di firmarsi, e non capisco, non so capirlo.

    Però ora mi hai fatto ragionare e ti ringrazio perché ho finalmente capito il motivo per cui quando ero direttore di una scuola del cai non andavo bene al consiglio della sezione: pretendevo troppa responsabilità dal mio gruppo di istruttori… però qualche giovane ha imparato a scalare molto forte e mi ha di gran lunga superato e nessuno è morto in montagna.

  36. 78
    Alberto Benassi says:

    Incredibile quali turbe/complessi susciti questo racconto. Per me Mariana e’ un’alpinista, e brava. E’ sicura di quello che fa, e questo, piaccia o no, e’ un’importante qualita’

    a me sinceramente di turbe non ne suscita nessuna. Continuo a dormire e a fare quello che ho sempre fatto e come l’ho sempre fatto: più o meno bene , anche se più spesso MALE

    Però quello che faccio “male” non lo scarico sugli altri prendedoli per il CULO, anche  per il semplice fatto che mi stacco sul CULO. Magari solo perchè appartengono ad un’istituzione che mi sta, di principio,  sul CULO.

    Si essere sicuri di se stessi è una qualità, però non sempre positiva. Anche chi fa una cazzatta spesso la fa sicuro di essere nel giusto. Ma alla fine ha fatto sempre e comunque una cazzata.

     

  37. 77
    paolo panzeri says:

    77 le gambe delle donne!

    Come ex Ina dico viva gli istruttori che non sanno nulla di alpinismo, ma pensano di saperlo e lo insegnano orgogliosi sentendosi persone di prestigio… magari si firmassero, si saprebbe chi sono…

  38. 76

    Proporrei al raggiungimento del commento numero 100 di sorteggiare una corda tra i partecipanti (me compreso) a questa discussione demenziale.

  39. 75
    Dino says:

    Poi se a qualcuno sono antipatici i corsi e gli istruttori CAI è un problema suo. Faccia qualcosa di alternativo.

    Noi istruttori della scuola spesso ci auguriamo di avere pochi iscritti per fare attività nostra; in realtà poi siamo molto soddisfatti quando ce ne sono molti ( e capita quasi sempre). Alla fine del corso è normale che non ci siano più istruttori o allievi ma un gruppo di amici, chi più chi meno esperto, che hanno passato una serie di domeniche in montagna in cui i più esperti hanno insegnato ciò che potevano e sapevano ai loro amici.

     

  40. 74
    Dino says:

    A me pare che si cerchi la complicazione.L’analisi dal mio punto di vista è semplice.

    Quelli del corso erano in troppi sulla stessa via e forse non tutti gli allievi in grado di affrontare la difficoltà.  (almeno questa è la versione di Mariana, ma tantissime volte mi è capitato in Falzarego di fare file senza corsi CAI es . via Ada .)

    Mariana ha programmato male la salita nei tempi e nelle modalità; non ha calcolato l’inesperienza o lo scarso allenamento della sorella, la cordata era troppo disomogenea. Dormire male non ha aiutato e sono partite tardi. Quando hanno visto che c’era la coda dovevano rinunciare.

    Hanno dato la colpa ad altri ma era solo loro.

    Schernire qualche persona ( ancorché  istruttore), che magari voleva essere gentile, mi è sembrato poco educato. Bruttissima la questione corda.

     

     

  41. 73
    paolo panzeri says:

    🙂 se partiamo dal concetto fondamentale che le donne che fanno alpinismo sono delle skizzate fuori di testa che negano la loro essenza di creatrici di vita, ma teniamo conto dell’evoluzione della donna nella società (comanda da sempre lei, solo che adesso vuol fare anche l’uomo, ma non ci riesce), nel racconto trovo tutte queste caratteristiche, a me sembra, che Mariana, lasciando perdere eventuali cattive interpretazioni sessiste di qualcuno, scali con una buona testa, non sarà del livello delle alpiniste italiane come la Baldo, la Meroi e la Morotti (altre attive più giovani non ne vedo), ma la testa le funziona bene 🙂  … e potrebbe fare molto di più.

  42. 72
    Lusa says:

    Incredibile quali turbe/complessi susciti questo racconto. 

    Sono dell’avviso che le turbe e i complessi che qualcuno pensa che susciti questo pseudo racconto li abbia propriamente colui che ha scritto la suddetta frase.

    Forse perché non si raccapezza più come il caso lo abbia fatto finire nel calderone.

  43. 71
    Giacomo G says:

    Si ricomincia con la psicanalisi…  Incredibile quali turbe/complessi susciti questo racconto. Per me Mariana e’ un’alpinista, e brava. E’ sicura di quello che fa, e questo, piaccia o no, e’ un’importante qualita’. Non la conosco, ma ho l’impressione che la sua sicurezza deriva dall’esperienza.

    Infine continuo a non trovare incoscienza o rischio eccessivo nel suo operato. Ma posso sbagliarmi, per cui prego i numerosi detrattori di illuminarmi/ci .

    Sarei curioso di sapere che ne pensa Gogna…

  44. 70
    Paola says:

    Per favore ragazzi, siamo seri, non confondiamo la lana con la seta!

    Giusto, altrimenti si fa un grande calderone! Poi qualcuno potrebbe pensare d’avvero che l’Alpinismo è morto…

  45. 69
    Luca Visentini says:

    Non sali il Basso da primo di cordata se non sei un alpinista e nemmeno lo discendi. Comunque sia mi arrendo, ci stiamo prendendo troppo sul serio.

  46. 68
    adriano says:

    107..pardon

  47. 67
    adriano says:

    Alla fine della fiera si possono dire due cose.

    Punto primo; che la Mariana non è per nulla dissimile dai caiani del corso roccia, visto che non sa cosa sia la Rinuncia.

    Punto due, che sicuramente hanno rischiato piu loro due che Preuss 117 anni fa.

  48. 66
    Lusa says:

    Perché forse Mariana è un’alpinista?

    E’ un’alpinista perché si porta dietro una corda, un’imbraco e caschetto?

    Arrampica soltanto ma questo non significa che sia un’alpinista.

    Tutti quelli che si aggrappano ai sassi sono alpinisti? No di certo.

    E sopratutto non lo sono quelli che si aggrappano ai cavi delle ferrate.

    L’alpinismo è tutta un’altra cosa!

    E’ più alpinista chi sale la Pietra di Bismantova per il sentiero normale con una autentica motivazione culturale, esplorativa, di religioso rispetto per la natura e le rocce stesse di coloro che percorrono le sue vie legati come salami e attrezzati di tutto punto ma senza alcuna motivazione se non quella del puro gioco e divertimento, dove ogni parete in qualsiasi luogo può equivalersi ad un’altra in un’altro luogo. Bravi, bravissimi e virtuosi ad arrampicare. E con ciò? Possono dichiararsi autentici alpinisti?

    Per favore ragazzi, siamo seri, non confondiamo la lana con la seta!

  49. 65
    Luca Visentini says:

    Mariana ha fatto una cosa bella, beata lei, che abbiamo fatto e che facciamo tutti, noi fortunati alpinisti.

  50. 64

    Chiedo scusa, ho copiato e incollato la prima frase prendendola dal  commento di Giandomenico Foresti. Quindi riporta quello che pensa lui e non me.

  51. 63

    Mariana mi dà l’idea di essere una persona che va in montagna da incosciente pensando però di essere brava

    Di persone così ce ne sono a milioni, me compreso!

    La coscienza di ognuno è soggettiva. Chi può stabilire chi ha quella giusta? Dio?
    Chiedetelo a lui, io non credo che esista.

  52. 62
    paolo panzeri says:

    Si Alberto, hai pienamente ragione, non siamo né dei né immortali.
    Il problema è che fin dalla nascita nella nostra società si insegna esattamente l’opposto e lo si crede ciecamente, non si fanno mai delle domande sulla morte (che tra l’altro è l’unica certezza mai confutata della vita di ogni essere vivente) e i limiti di ogni essere umano sono manipolati per confermare i sistemi educativi.
    La vita così è più facile e divertente.

  53. 61
    Alberto Benassi says:

    Paolo ho capito, però non sono completamente d’accordo con te. La gran parte degli incidenti sono di personale responsabilità . Su questo non c’è dubbio.  Però i pericoli sono   insiti nell’ambiente e nella nostra debolezza di uomini. Pensare che tutto è evitabile con la preparazione, per me è una bugia. Uno perchè l’ambiente è di per se pericoloso e due perchè siamo uomini soggetti a sbagliare.

    Sbagliare non perchè non siamo preparati ma perchè non siamo infallibili e non tutti i giorni sono uguali. Il grado di attenzione ha degli alti e bassi.

    Quello che è importante è essere consapevoli del rischio a cui si va incontro accettandone le conseguenze. Altrimenti si gioca alla roulette russa con noi stessi o con coloro che si affidano a noi.

  54. 60
    paolo panzeri says:

    Alberto, sono sicuramente d’accordo con te, ma io martello sempre nella testa dei   giovani che se mi succede qualcosa è sempre per colpa mia, dico loro: avevo deciso io di essere là.
    E siccome avevo deciso io, non ho nessuna scusa che posso accampare se mi faccio del male, se mi fanno del male e se la montagna mi fa qualcosa.

  55. 59
    Giacomo G says:

    Ma Giandomenico, fuor di polemica, quali sono i comportamenti di Mariana che ritieni pericolosi? In alcuni casi la lettura dello stesso testo puo’ dire immagini diverse. In cosa hai trovato incoscenza?

  56. 58
    Alberto Benassi says:

    Poi ho spiegato che in alpinismo è l’uomo che scala e deve sapere tutto quello che gli serve per procedere sicuro, l’ignoranza non esiste (l’incidente o l’ineluttabile sono le cazzate che fai)

    Paolo un sasso che viene giù, smosso da nessuno, e ti prende pieno in testa. Non mi sembra una cazzata di tua responsabilità.

    Quindi per me, puoi essere BRAVO quanto vuoi. Ma non ci credo che con tutta la tua bravura tu possa essere sempre padrone della  situazione.

    Secondo me la FORTUNA… , insieme alla preparazione e alla prudenza , sono ingredienti di lunga vita per l’alpinista. Chi è che decide della tua dose di fortuna? Non lo so!

    Parecchi  anni fa, su una via in Dolomiti,  ho preso un sasso in testa, buttato giù da un secondo di una  cordata che mi precedeva.

    Tre punti di sutura nonostante avessi il casco.

    Sono stato impreparato? Non credo.

    Sono stato imprudente? Non credo.

    Sono stato fortunato?  Visto che  son vivo, Siiiiiiii !!!

  57. 57
    paolo panzeri says:

    Ieri mentre arrampicavo in una falesia discutevo con alcune persone. Parlavo di tiro “culturale” e la gente non capiva, il mio socio con uno spit in pancia mi diceva “blocca” e io gli rispondevo “no, arrangiati” e tante altre cose così. Poi ho spiegato che in alpinismo è l’uomo che scala e deve sapere tutto quello che gli serve per procedere sicuro, l’ignoranza non esiste (l’incidente o l’ineluttabile sono le cazzate che fai) e il bello è che piano piano si impara e si diventa sempre più bravi, basta sapere bene che non bisogna ammazzarsi. E il mio socio mi ha detto che a lui non avevano mai spiegato che tutto dipende solo da lui, dal suo impegno, cultura, attenzione, intelligenza, dedizione…, ma che per divertirsi in montagna bisogna seguire delle regole. Mi ha detto che aveva capito perchè i suoi amici erano morti e ci siamo spiegati perchè muore molta meno gente fra quelli bravi.

    È così facile da insegnare, ci vuole così poco tempo! Poi si muore lo stesso, ma almeno su robe non del piffero e più raramente.

    Per imparare invece ci vuole forse troppo tempo e questo non va.

    Mi spiace per tutti quelli che rimangono vivi soffrendo la perdita dei loro cari in montagna.

  58. 56
    Giandomenico Foresti says:

    Ma infatti il problema è proprio questo, si tratta di un raccontino che banalizza e ridicolizza comportamenti che in montagna, più in generale in outdoor, possono avere conseguenze gravi.

    A me andrebbe anche bene farci una risata sopra sempreché si fosse disposti a riderci sopra anche in presenza di una tragedia con morti e feriti.

    Non si possono usare due pesi e due misure, da un lato banalizzo e dall’altro piango lacrime amare.

    Personalmente non ci trovo molto da ridere in ciò che ha scritto Mariana ma non perchè sono legato a una retorica di stampo Bonattiano ma semplicemente perchè Mariana mi dà l’idea di essere una persona che va in montagna da incosciente pensando però di essere brava, parte di un giochino che tanto alla fine non può che finir bene.

  59. 55

    Ideologicamente mi assocerei a quasi tutto quello che dice Panzeri, ma mi chiedo se é il caso di sollevare un tale polverone per un raccontino che giá dal titolo non prometteva chissà quale profondità. L’autrice (che non conosco affatto ma mi sembra animata da grande passione) avrá voluto riportare semplicemente e con ironia la cronaca di un fine settimana e sará pure lei stupita da molti dei commenti qui presenti.

  60. 54
    paolo panzeri says:

    A chi non lo sapesse ancora o si fosse dimenticato, ricordo che Paul Preuss aveva salito e disceso il Campanile Basso il 28 luglio del 1911, per primo su una nuova linea, da solo, senza corda, usando la sua “grande mente”.

     1911  e appena dopo 10 o 15 anni, a seconda delle opinioni, tanti uomini e donne salivano vie di sesto grado anche più lunghe di 1000 metri anche in giornata.

    Ora siamo nel luglio del 2018 e diciamo che i tempi sono cambiati, ma forse la maggioranza delle persone, quelle che si incontrano in montagna e magari pure insegnano coma andarci, non è stata capace di imparare granché.

    Auguri ai giovani e state attenti a scegliere gli insegnanti, in alpinismo potete farlo e leggete sempre tanto. A proposito, comperate un libro inglese, francese (tradotto), studiate bene le tecniche e applicatele gradualmente col vostro cervello, non affidatevi a persone che conoscono le tecniche, ma non sono mai stati capaci di applicarle.

    Saluti a tutti
    Siamo nel luglio del 2018, i dic

    tutto è cambiato, o quasi tutti non sono stati capaci di imparare un pochettino?

  61. 53
    Lusa says:

    Però un po’ si scompone: quando insulta i caiani e la loro carovana.

    Si denota molta irritazione.

    Solitamente l’irritazione e l’astio viene esternato da chi soffre di problemi digestivi e gastrointestinali: bruciori allo stomaco, gastrite, ulcera duodenale, sindrome da colon irritabile. Una vita più rilassata ed una dieta opportuna e i problemi regrediscono. Più che arrampicare (la tensione emotiva non aiuta di certo) sarebbero ottimali gite in canoa sulle acque placide dei laghi, lunghe passeggiate nel fresco dei boschi e lo yoga.

  62. 52
    Lusa says:

    Ma è sicura questa “ferrata”? A prima vista mi ricorda quella di Giorrè.

  63. 51
    Alberto Benassi says:

    Questa descrizione di una giornata in montagna non mi dice nulla.

    Non insegna nulla. E’ una gardaland.

    BRAVA!!

  64. 50
    Paola says:

    Questa descrizione di una giornata in montagna non mi dice nulla.

    Non insegna nulla. E’ una gardaland.

  65. 49
    Giacomo G says:

    Gogna deve conoscere abbastanza bene il suo pubblico perche’ questo post, piccolo capolavoro di provocazione, ha estratto di tutto e di piu’ dai suoi lettori! Incredibile come siano fioccati giudizi su tutti gli aspetti dell’operato e dello scritto di Mariana, alcuni comprensibili, alcuni astiosi ( o invidiosi? ), perfino qualche machismo del tutto fuori di luogo…  Sostanzialmente delle piccole sedute di auto-psicanalisi! Piaccia o no, ha una sua forza! Grande Mariana e grande Gogna!

  66. 48
    Lusa says:

    Mi domando: ma in questo resoconto della giornata l’alpinismo dov’è?

    Racconto essenzialmente banale centrato più sul personale pettegolezzo emozionale. Vi è descritto qualche tiro, qualche doppia. Si può interpretare esclusivamente come gioco dell’arrampicata in un qualsiasi non luogo.

    L’alpinismo qui non c’entra nulla!

  67. 47

    Adorabili, mi ha ricordata di tante giornate con mio padre…Solo, essendo ora molto più vecchia di voi ragazze, se solo uno del cai mi si avvicinava facendo domande stupide…tornava a casa con un morso al polpaccio! ( invecchiando la pazienda e la tolleranza del prossimo sono le prime a partire…indurimento della cervice!)

  68. 46
    Dino says:

    Appena rientrato dai quattro tiri, purtroppo non alle crepe basse perché pioveva, ho letto gli interventi interessanti e garbati.

    Volevo solo dire ad Alberto che oggi, come qualcuno ha scritto, l’approccio all’alpinismo è completamente diverso. Io personalmente mi sono fatto le ossa in Val Montanaia, su marciumi incredibili cercando di indovinare le vie su cime che allora avevano spesso ancora i bigliettini di vetta dei primi salitori e oggi nemmeno più quelli. Dopo parecchi anni di 1° e 2° grado con calma e fatica sono andato avanti. Oggi le vie di 3° o 4° sono fatte subito.

    Oggi in Montanaia,  su quelle vie e su quelle montagne non va più nessuno. Vanno dove è tutto pronto. Giusto, sbagliato? ognuno ha le sue idee. Però sta di fatto che, io come istruttore, penso che occorra dare le tecniche di base e poi lasciare che ciascuno sviluppi il suo alpinismo. Concordo a pieno con te Alberto i corsi sono molto tecnici, ma il contesto è questo.

    Poi chi può dire quale è il vero alpinismo? Io sicuramente non sono all’altezza e comunque credo che discutere su quale lo sia  è una noiosissima questione personale.

    Con tutta la benevolenza possibile, non mi piace la “leggerezza” di approccio alle vie in montagna. Le vie sono una cosa seria e pericolosa e chi legge, se non opportunamente scafato, può pensare che si possa fare così e che se non c’erano quelli del CAI andava tutto bene.

    Lo vedo spesso, e mi incazzo, con mio figlio che corre in montagna e che spesso mi parla di runners che affrontano ghiacciai o ambienti difficili in tutina ; nei film  non si evidenzia la preparazione professionistica, l’organizzazione di supporto etc.etc.

    I social hanno una grande responsabilità e devono esserne rispettosi. La montagna deve essere affrontata con serietà non è uno scherzo; ammazzarsi non è uno scherzo. L’approccio “leggero e scherzoso” lasciamolo alle partite di briscola.

    Poi si può scrivere in maniera “brillante” ma quella è un’altra cosa.

     

  69. 45
    Giandomenico Foresti says:

    @luigi b.

    Grazie alle tue umili parole riusciamo finalmente ad avere una visione chiara e limpida dei nostri errori.

    Sento che d’ora in poi, illuminati dalla tua saggezza, potremo finalmente vivere la montagna in verità e amore.

    Ma per favore..

  70. 44
    luigi b. says:

    a me, che sono nessuno, hanno insegnato che una delle prime doti di un buon alpinista e, più in generale, di un buon amante delle montagne, è l’UMILTA’. quella che sinceramente sia nel racconto che nella maggior parte dei commenti io non riscontro.  sia l’autrice (e i suoi sostenitori) che i caiani sno, da due punti di vista diametralmente opposti da altri molto simili; i primi pensano di essere furbi e simpatici  solo loro e tutti gli altri dei rincoglioniti, i secondi di esercitare la sola verità alpinistica con un approccio talebano alla materia. secondo me il “vivi e lascia vivere” potrebbe essere un primo passo.  concludo dicendo che la stessa somiglianza la vedo tra i maniaci della patacca a tutti i costi e gli iconoclasti a tutti i costi…in ogni cosa volete sempre distinguervi dalle “masse” che guardate con un mix di disprezzo e  superiorità.  buona montagna a tutti

  71. 43
    Alberto Benassi says:

    “Confido nella comprensione della corte ed in una pena mite…”

    Va bene Giacomo. Ti commutiamo la condanna  a morte, in lavori forzati a vita.

    Da scontare a dirigere il traffico di cordate all’attacco del Campanile Basso di Brenta.

    Ti permettiamo di aprirci un chioschetto di cocomeri e bibite. Così ci fai du soldi.

  72. 42
    Giandomenico Foresti says:

    Caro Sebastiano, il genere non c’entra nulla.

    Leggo assai spesso resoconti di maschi che sembrano scritti da deficienti.

  73. 41
    Sebastiano Motta says:

    Avevo già letto il racconto sul blog di Mariana, e, visto che non ricordavo niente di così clamoroso, me lo sono andato a rileggere per vedere dove fossero le frasi sconsiderate che hanno provocato cotanta levata di scudi.

    Beh, ho trovato solo sana ironia e gli stessi identici pensieri che anch’io ho fatto quando mi sono trovato in situazioni simili.

    Continuo quindi a non capire la veemenza di certi interventi, ma evidentemente si tratta di un mio problema. Amen.

    PS: sarei curioso di vedere se le reazioni sarebbero state le stesse nel caso in cui il racconto fosse stato scritto da un maschietto.

  74. 40
    Giacomo G says:

    Per vicinanza a Mariana, mi autodenuncio! Confesso che mi e’ capitato a volte di: – imprecare contro cordate concorrenti -affrontare una via senza la relazione – accompagnare un secondo stanco o non all’altezza –  finire le doppie che fa buio
    Aggiungo che a tutt’oggi , regolarmente recupero rinvii, moschettoni o altro materiale palesemente lasciato per un ritiro…
    Confido nella comprensione della corte ed in una pena mite…

  75. 39
    Alberto Benassi says:

    “Per me l’alpinismo è una continua esperienza della mia capacità di mettermi in gioco con la mia intelligenza: il gioco di me stesso.”

    Paolo questo credo possa valere per tutti. Poi ognuno di noi lo mette in pratica in modi diversi.

    In base alle proprie convinzioni, capacità (tecniche-fisiche-morali), gusto dell’avventura e dell’incertezza, voglia di rischiare, voglia di confrontarsi con la natura, ect. ect.

    Di certo l’alpinismo è avventura è incertezza. Tutto il resto è arrampicata.

     

    Se ho interpretato bene le tue parole, ti do ragione sul fatto che oggi i corsi cai, forse sono tropo improntati sull’aspetto tecnico:manovre-nodo-metodo caruso-grado.

    Ma poco sulla capacità di stare e di muoversi in sicurezza in un certo ambiente. Di trasmettere al proprio allievo un certo senso della montagna.

    Ma forse si fa poca educazione e si da alla gente quello che vuole. E lo vuole subito!!

     

     

  76. 38
    Alberto Benassi says:

    Per me Mariana va messa sullo stesso piano della Rota. Leggerezza massima della serie “ma sì dai volemoce bene”. Prendiamo pure tutto alla leggera tanto chi muore in montagna so cazzi suoi, l’importante è morire col sorriso (che poi lo voglio vedere il sorriso quanto zompi per cento metri).

    alla estrema sinistra della  base della parete del monte Nona, presso l’inizio di un canale-camino chiamato camino Allegri, c’è una lapìde di marmo bianco deidaca al ricordo di Giulio Allegri che negli anni 20 nel tentivo solitario di salire quel canale- camino ci venne di sotto ammazzandosi. Al canale-camini è sata dato il suo nome.

    Sulla lapide c’è scolpita una frase che più o meno, non la ricordo bene tutta,  così   recita:

    “a Giulio Allegri che s’infranse sorridendo”.

     

    te lo immagini come doveva sorridere….

  77. 37
    paolo panzeri says:

    Un inciso un po’ cinico.
     

    Per me l’alpinismo è una continua esperienza della mia capacità di mettermi in gioco con la mia intelligenza: il gioco di me stesso.
    Poi ci sono tanti altri modi di andare il montagna, ma per me non sono alpinismo.
    Sono convinto che chi non abbia il coraggio di mettersi in gioco non dovrebbe essere istruttore di alpinismo: prepara solo dei potenziali cadaveri.
    Il problema è che molti sono ormai convinti del contrario e lo diffondono sbandierando una teoria meccanicistica della sicurezza, costruendo un sistema corporativo autocertificato e giustificandolo con il volontariato, ma altri anche con il professionismo.
    Spero sinceramente che qualche magistrato riesca a capire e magari ogni tanto intervenire, anche se ormai gli interessi economici sono diventati molto vasti e intrecciati: il cai è il “partito” più grande d’Italia e forse molti all’interno pensano che qualche cadavere, più o meno esperto, ogni tanto non faccia del male, anzi li possa rafforzare.

     

  78. 36
    Giandomenico Foresti says:

    Come dice giustamente Giacomo il tema è Mariana, che fa sorridere e incazzare al tempo stesso.

    Pertanto, cosa dobbiamo dedurre? Che il buon Alessandro ha postato quest’articolo per testare le nostre reazioni in una sorta di test psicologico?

    Parliamoci chiaro, il racconto mette in evidenza una sfilza di cagate commesse dall’autrice e dai famosi caiani.

    Alcuni trovano l’articolo divertente e molto probabilmente troverebbero divertente tutto ciò che esce dagli schemi, dai protocolli, visti come retaggio nerd di una società che il sessantotto ha cambiato (e oggi molti si domandano se l’abbia fatto in peggio o in meglio). Altri s’incazzano perchè in certi valori ci credono e quindi si sentono presi per il sedere. Altri, infine, evidenziano in maniera nuda e cruda una realtà di fatto ancorché parziale.

    In buona sostanza dovremmo ringraziare Mariana perchè ci ha messo a nudo ed immaginare che dall’alto della sua superiorità intellettuale si stia facendo beffe di noi, poveri sfigati che con una buona dose di serietà, anche chi ci ride sopra, stiamo qui a menarcela.

    Allora torno a quanto ho detto nel mio primo post. Sei Paolo Villaggio o la Litizzetto? Bene, facci ride.

    Se sei tu stessa una caiana con tua sorella e non hai né la stoffa di Paolo Villaggio né quella della Litizzetto lascia perdere! Non ti mettere a fare cose che non sai gestire.

    Per me Mariana va messa sullo stesso piano della Rota. Leggerezza massima della serie “ma sì dai volemoce bene”. Prendiamo pure tutto alla leggera tanto chi muore in montagna so cazzi suoi, l’importante è morire col sorriso (che poi lo voglio vedere il sorriso quanto zompi per cento metri).

    Quindi? Dobbiamo essere tutti con la faccia contrita? Lo sguardo austero da secchione? NO, assolutamente NO, però c’è modo e modo di dire le cose, soprattutto c’è modo e modo di scriverle, c’è modo e modo di concludere una storia, c’è modo e modo d’intitolarla.

    Alberto Paleari ha parlato di freschezza e d’ingenuità. Assolutamente d’accordo ma non capisco perchè l’ingenuità debba trovare dei supporter pronti a dare addosso a chi nella serietà del fare e dell’esporre le cose, magari in maniera un po’ retrò, ci crede ancora.

    Per farla breve, Mariana avrebbe potuto benissimo raccontare la stessa storia con modalità differenti e mantenendo un profilo basso, perchè se fai delle cagate ci fai miglior figura.

    La storia della corda rubata è poi abbastanza triste. Non è questione di clean come dice Marcello, nel racconto si cita con la massima leggerezza dell’appropriazione di un bene altrui. Molto educativo, complimenti!

    Se l’hai fatto o, come nel caso specifico, conosci chi l’ha fatto almeno abbi la decenza di non dire nulla. Ma sai sono ingenue.. Sti’ due coglioni!

    In vacanza con Mariana? No grazie! Alla mia età ho voglia di leggerezza non di incoscienza e soprattutto non ho più voglia di dormire nei cessi.

  79. 35
    Alberto Benassi says:

    Ma se doveste andare in vacanza scegliereste di farlo con gli istruttori Cai che qui hanno massacrato Mariana, o con Mariana stessa?

    Da macista caiano, direi con la sorella, mi sembra decisamente più carina.

  80. 34
    Matteo says:

    Come sempre la classe (quella vera) non è acqua:

    “Ma se doveste andare in vacanza scegliereste di farlo con gli istruttori Cai che qui hanno massacrato Mariana, o con Mariana stessa?” [Marcello Cominetti dixit]

    …ma, come scritto altrove, peccato quei trent’anni di troppo!

     

  81. 33
    Alberto Benassi says:

    , come odioso è il comportamento di chiunque in montagna tolga  materiale di sicurezza messo da altri.

    Dino anche chi aggiunge, dove prima era pulito, cambiando le caratteristiche di un’ itinerario  è da condannare.

    Questo il CAI lo dovrebbe insegnare ai corsi.

  82. 32
    Alberto Benassi says:

    “Se trovo del materiale asportabile me lo porto via. Sono per il clean climbing.”

    Quando è di troppo, o sopratutto! non originale, anche se non è asportabile si porta via.

    Sopratutto se non asportabile…!

  83. 31
    giggio says:

    Nell’eccessiva serietà vedo sempre qualcosa che fa un po’ ridere. (cit.)

  84. 30
    Dino says:

    Si Marcello, come spesso accade hai ragione su tutta la linea. E’ che spesso mi dimentico di quando avevo 20 anni e di tutte le cavolate che ho fatto.

    Per il resto ….. tu hai un’altra cilindrata!!!! sai quando mettere quando togliere.

    Comunque domani mattina sono con un amico a fare quattro tiri alle crepe basse. Se hai voglia passa di la che ti devo almeno una birra per la “perla” che mi hai beccato con i fittoni con un a “t” sola.

  85. 29

    Dino, non prendertela ma io le relazioni delle vie le consulto raramente. Tolgono il gusto dell’avventura.

    Se trovo del materiale asportabile me lo porto via. Sono per il clean climbing.

  86. 28

    Il Cai ha sicuramente molti meriti, ma nel contesto di quest’articolo e dei relativi commenti, risulta di un palloso mortale.

    Mariana e sorella, dal loro racconto, sono le ragazze che ogni istruttore (maschio) del Cai vorrebbe incontrare su una via, diciamocelo. Leggere di spirito, sfrontate ma non troppo, capaci abbastanza e non amanti dell’inquadramento caiano. Io le capisco tanto quanto capisco il fastidio che procurano a chi le ha apostrofate in tutti i modi qui.

    Ma se doveste andare in vacanza scegliereste di farlo con gli istruttori Cai che qui hanno massacrato Mariana, o con Mariana stessa?

    Peace and Love (Ringo Starr)

     

  87. 27
    paolo panzeri says:

    Dino, dovresti firmarti, averne il coraggio, prima di parlare di alpinismo. Ma forse da bravo istruttore del cai non sai cosa sia.

    Perdonami, ma proprio non accetto le tue spiegazioni volontaristiche-moraliste. In montagna ora ci si ammazza molto più facilmente!

  88. 26
    Dino says:

    Io sono un po’ deluso da alcuni commenti. Si critica il principio “caiano” che sanno tutto loro etc etc ; non ci sono più gli istruttori di una volta etc etc etc.

    Come al solito le verità non stanno mai tutte da una parte o dall’altra e alcune cose dette da Paolo e anche da Matteo le condivido, ma cerco di contrastarle nel mio piccolo quando vado a fare gli esami per gli istruttori; non sempre ci riesco ma provo. E non sono il solo.

    Tuttavia mi sembra che si commenti senza conoscere bene le cose e come funzionano.

    In ogni caso parlano i fatti che dicono che il principale organismo oggi in Italia che faccia prevenzione per l’andare in montagna e il CAI con le sue scuole cui possono partecipare in molti anche grazie ai costi. Senza le scuole rimarrebbero solo le Guide che sia per numero che per costi sarebbero riservati a pochi. E soprattutto il livello tecnico d’insegnamento è mediamente accettabile. Noi non insegnamo a fare il 5° o 6° grado. Noi insegnano una metodologia d’approccio seria a fronte di protocolli d’insegnamento pensati che garantiscono un minimo di risultato. E’ poi ovvio che con poche uscite non puoi trasmettere tutto, ma il metodo e l’entusiasmo si; sarà poi a carico di chi vuole proseguire approfondire.

    Si è vero, non sempre chi si impegna e quindi riesce a dire, su argomenti tecnici, cosa è giusto cosa è sbagliato a fronte di competenza, studio teorico e pratico, è antipatico sia Guida o Istruttore. Ciò non toglie che la Torre di Padova con il comitato tecnico abbia contribuito in maniera fondamentale alla sicurezza di tutti noi che scaliamo ci piaccia o no e che le scuole del CAI danno una cultura di base di montagna a qualche migliaio di persone all’anno.

    Chi critica faccia meglio (sicuramente si può) e avrà il mio rispetto altrimenti signori rispettate chi lavora e si impegna. Fare non parlare.

    Il racconto delle ragazze in alcuni punti è piacevole e simpatico, in altri no.

    Se poi il mio post è stato troppo “duro” mi scuso con l’autrice, ma non voleva esserlo.

    Il furto perché di furto si parla ( cioè si sa di chi è la roba e non la restituisce) della corda è davvero odioso, come odioso è il comportamento di chiunque in montagna tolga  materiale di sicurezza messo da altri.

  89. 25
    Giacomo G says:

    Tutti a spiegare a Marianna i perché’ e i per come del CAI. Ma il vero tema dell’articolo e’ Marianna stessa.  E’ un personaggio e crea irritazione. La categoria degli sboroni e’ di solito ben popolata dai maschietti.  Prendersi gli improperi di un Guida navigata non e’ piacevole ma ci puo’ stare… Ma da una ragazza! Apriti cielo.  E scattano le ramanzine. Che non fanno altro che riempire il carniere di Mariana con i vari pesciolini che hanno abboccato, sentendosi chiamati in causa…
    Ad ogni modo io non vedo scorrettezze verso gli altri nel suo operato. 

  90. 24
    alberto benassi says:

    Paolo il tuo intervento ha tante verità, ma non fare tutto un calderone. Questo non è giusto. Tra gli istruttori cai ci sono persone validissime che sono ottimi e capaci alpinisti. Poi tutti si può sbagliare.

    La critica va bene se costruttiva.  Ma fare tutto un minestrone andato  a male è sbagliato oltre che ingiusto. Ingiusto nei confronti di quelle persone che svolgono il loro impegno con capacità, sacrificio e divertimento. Perchè a suo tempo hanno ricevuto qualcosa dagli altri e adesso ritengono giusto doveroso restituirlo.

    Della patacca non gli frega nulla!

  91. 23
    paolo panzeri says:

    Brava e sincera, Marianna, ti penso proprio così, ma sei giovane e un po’ ti racconto qualcosa di mio sull’alpinismo del cai.
    Fino agli anni 70 tutti i corsi del cai erano tenuti da alpinisti con un curricilum (esperienza) più o meno enorme e di livello sempre attualizzato.
    Poi all’inizio degli anni 80 il cai, il suo sistema gestionale democratico maggioritario (però l’alpinismo non può essere democratico), ha deciso di massificare le sue attività e quindi di allargare e abbassare la sua offerta per massimizzare i soci (forse scelta affaristico-politica), io ero un ina e mi ero opposto, introducendo livelli quasi infiniti di certificazioni e insegnanti con esperienza di montagna direi irrilevante, anche per 40 anni fa. Però quasi tutta la società civile si è evoluta così.
    Forse uno sguardo alle persone ammesse alla sezione accademica del cai in questi ultimi 20 anni può far dedurre un fatto: pochissimi sono alpinisti riconoscibili per una qualche continua capacità d’élite nel loro tempo; l’età media dei nuovi ammessi (dei pochi “amici” che trovano) è superiore ai 45 anni; se fossero stati veramente bravi sarebbero stati conosciuti e ammessi molti anni prima.
    Ho visto istruttori frottolivendoli (anche ina) che vanno solo dove ci sono spit (spesso solo per due o tre tiri, poi scendono convinti di aver salito la via), che non sanno piantare un chiodo, che non sanno usare il grigri, che coi nodi fanno cilecca, che chiedono le certificazioni dell’imbragatura, che quando insegnano leggono le istruzioni sui foglietti dei costruttori, che “lavorano” e poi liberano dei 5b, che fanno salire gli allievi sui 6a a spit perché non sono capaci, ma purtroppo ho visto fra di loro pochissimi alpinisti, gente che ama andare in montagna impegnandosi tanto e sfruttando tutte le proprie capacità.
    Forse ormai è diventata una incosciente (l’andar per monti è sempre molto pericoloso) fiera delle vanità di gente che si proclama esperta, ma che alla prima prova un poco impegnativa di solito ci lascia le penne e allora per principio rinuncia a tutto, tranne che alle patacche, alle divise e ai riconoscimenti più o meno festaioli.
    Ora si va sull’Everest per la normale in centinaia con sherpa, guide, ossigeno, … e sono conquiste, ma qualcuno già quasi 40 anni fa ci era andato senza: ora il nulla fa notizia e viene osannato (se non si rifiuta)… e dappertutto gli elicotteri sono sempre presenti, da poco anche in coppia.
    Non so come continuino a credere nel cai quei pochi che fanno ancora alpinismo, io non ce l’ho più fatta e mi sono dimesso (40 anni fa mi avevano dato la tessera di accademico), ma scalo sempre e cerco di comunicare cosa sia l’alpinismo e la mia passione.
    E ora magari vedrò sui quotidiani quando ci saranno i corsi di nuoto del cai (forse per guadare i fiumi, o fare canyoning o speleo servirebbero)… l’ultima rivista del cai è tutta dedicata alla bicicletta per andare in montagna, ma non come faceva Herman Bull per salire in solitaria la Cassin al Badile e come facevano tanti altri che volevano scalare le montagne.
    I tempi sono cambiati e anche le motivazioni della gente, sopratutto è aumentata l’ignoranza e il bisogno della massa di avere un qualche riconoscimento senza impegno, magari anche solo pagando, tutto è diventato un diritto, peccato perché muoiono tante persone che credono di far bene le cose, come gliele hanno insegnate.
    Mi dispiace per la gente, ma qualche giovane lo trovo sempre. 🙂

  92. 22
    alberto benassi says:

    io con una corda trovata abbandonata li, di certo non mi ci lego. Anche se mi sembra in ottimo stato.

    Un caiano malfidato.

  93. 21
    Matteo says:

    Mi pare che gli interventi dei “sostenitori” del Cai, e in particolare Dino, esemplifichino perfettamente le ragioni per definire “caiani” un certo modo di fare e di essere/rappresentarsi. Tutto il racconto mi pare delizioso e pervaso di ironia, anche e sopratutto delle due sorelle verso se stesse

    Il caiano invece sà tutto lui ed incarna tutte le virtù della Montagna (ovviamente con la maiuscola), per cui è tetragono a qualunque ironia; quella degli altri verso se’ stessi non la capisce, quella verso di lui la considera un affronto di lesa maestà e un insulto.

    Sono iscritto al Cai e sono stato istruttore per 15 anni: se torni a notte fatta con gli allievi, troppo stanco per risalire il primo tiro del Basso per riproenderti la tua corda, hai fatto una cazzata (oppure non sei proprio capace di fare l’istruttore!)

    Le due ragazze e i due bolzanini al massimo hanno avuto il torto di non aver mollato, calandosi dallo stradone provinciale, ma è un peccato veniale, forse dovuto solo a inesperienza.

    Io me ne sarei andato, sopratutto perché in quelle condizioni non mi diverto più, ma sono anche molto più anziano.

    E comunque la corda l’avrei portata via anch’io, guardandomi bene dal ridarla anche se l’avessi avuta nello zaino!

  94. 20
    Dino says:

    Premesso: noi come Scuola, sulle vie facciamo andare due e in casi rari tre cordate. Io inoltre col tempo incerto non avrei portato allievi ad arrampicare in quota, su 9 tiri e discesa in doppia; bisogna tuttavia fare tara e peso netto su quanto il fenomeno scrive perché io ci credo poco.

    Detto questo mi pare che qualcuno usi toni davvero antipatici e sopra le righe e come al solito è più facile vedere la pagliuzza nell’occhio altrui che la trave nel proprio. Poi sbagliare può capitare a tutti ma, soprattutto in alpinismo, la prima regola è fare tesoro degli errori quando è possibile.

    Insomma, questa porta la sorella ( che ha arrampicato pochissimo) su una via  a chiodi in quota. La relazione ? se la perde! E se non ci fosse stato nessuno?

    E mica facile …… no; con difficoltà da 4° a 5° con discesa tutta in doppia più ferrata; effettivamente  una “vietta” ; il massimo per chi non arrampica mai come la sorella.

    Per cominciare a metterla a proprio agio, il fenomeno, fa dormire (?) la sorella fuori. La poverina ovviamente non chiude occhio. Sul più bello come spesso capita in montagna ( per una così esperta le previsioni meteo non servono) piove e queste si rifugiano dove possono. Dopo una notte da schifo (ovviamente senza guardare il meteo) si mettono a giocare a briscola poi con comodo, prese da raptus, partono.

    Ovviamente arrivano per ultime, e tutti gli altri che hanno rinunciato alla briscola mattutina,  dovrebbero fare spazio. Pur capendo che ci sarebbero volute ore prima di partire, non rinunciano. Ovviamente il Campanile Basso potrebbe crollare e allora sarebbe impossibile ritornare!

    Immagino solo cosa sarebbe accaduto se la prima di cordata fosse volata; ma lo sa il fenomeno che è bene che la cordata sia omogenea ?

    Noi infatti mandiamo più cordate sulla stessa via non per rompere le scatole al prossimo, ma perché in caso di necessità gli altri istruttori aiutino chi è in difficoltà.

    Poi siccome tutti i nodi vengono al pettine (e si incastrano), in discesa il fenomeno fa di tutto per ammazzare lei e la sorella, poverina, la quale dotata di maggior buonsenso fa le cose con calma e prudenza.

    Il fenomeno cosa fa? se la prende con chi spende (come minimo) almeno 7 o 8 fine settimana ad accompagnare gratis persone per far imparare loro ad andare in montagna. Con chi spende parecchie domeniche a imparare e aggiornarsi e molte serate a preparare lezioni e dispense.

    Se poi uno ha la colpa di fare corsi sia di alpinismo che d’arrampicata l’impegno raddoppia.

    Poi, il fenomeno, si incazza pure perchè gli “incompetenti” sono andati come schegge in discesa e probabilmente per non far tornare al buio gli allievi, hanno lasciato una corda che si era incastrata. Giusto rubarla!

    Poi per giustificare il furto, il fenomeno estrapola da chissà quale discorso “tanto è del CAI !”. Complimenti!!!!!

    A me pare che quando uno fa una stupidaggine è meglio se sta zitto e senza dare la colpa agli altri analizza gli errori compiuti e ringrazia il cielo che è andata bene. Io almeno ho sempre fatto così.

    Io, fossi nel fenomeno, accenderei un cero che è andato tutto bene!!!!!!

    Se fossi nella sorella, mi inscriverei a un corso CAI !

     

  95. 19
    Antonio Arioti says:

    La storia raccontata da Mariana presenta molte sfaccettature.

    Alcune sono già state evidenziate e quindi provo a metterne un’altra sul piatto.

    Ho notato, anche in altre discipline, che c’è una certa tendenza a bruciare le tappe.

    Vi sono sicuramente dei motivi apparentemente validi ma si dimentica che l’essere umano ha bisogno, il più delle volte, di tempi ragionevolmente lunghi per padroneggiare qualcosa.

    E qui casca l’asino, nel senso che i tempi di apprendimento vengono drasticamente ridotti a vantaggio del godimento emozionale e a svantaggio della crescita tecnica e psicologica dell’allievo.

    Difficile dire cosa riserverà il futuro perchè a volte fare cose difficili risulta stimolante e da luogo ad una proficua selezione naturale mentre altre volte si rischia di perdere per strada persone che con i giusti tempi di apprendimento avrebbero potuto dire la loro.

    Da tutto ciò emerge però chiaramente

    – la scarsa voglia di impegnarsi in un percorso medio lungo per imparare veramente a fare qualcosa;

    – la scarsa voglia di insegnare in tempi medio lunghi a fare qualcosa.

    Anticamente, prima di insegnare le tecniche marziali, ai monaci buddhisti facevano fare i lavori più umili e faticosi. In questo modo venivano però forgiati il fisico e la mente, veniva insegnato che l’apprendimento non è un pasto gratis.

    Ma se oggi un istruttore di arti marziali si comportasse nel suddetto modo avrebbe la palestra vuota.

    Oggi la gente non vuole veramente imparare le arti marziali, così come non vuole veramente imparare ad arrampicare, a surfare o ad andare in canoa.

    La gente oggi vuole quasi esclusivamente godere di emozioni, possibilmente a basso costo e soprattutto a basso rischio.

    Gli istruttori, che se sono giovani hanno affrontato le cose nello stesso modo, dal canto loro si trovano di fronte al dilemma se

    – cavalcare l’onda;

    – cambiare registro rischiando però di non fare massa critica, assolutamente necessaria per portare poi avanti tutta una serie di discorsi.

    D’altronde in un mondo che va sempre più veloce parlare di lentezza significa fare la figura dei trogloditi.

    Peccato perchè oltre alla qualità delle prestazioni e all’innalzamento del livello di rischio a risentirne è soprattutto lo sviluppo interiore di una persona a cui certe  discipline contribuirebbero in maniera significativa.

  96. 18
    Fabio Bertoncelli says:

    L’affollamento descritto da Mariana non è generato da uomini o donne in quanto tali, non è causato da soci o non soci CAI in quanto tali, non è provocato da istruttori o neofiti in quanto tali.

    La folla è formata semplicemente da persone – uomini o donne, giovani o vecchi, alti o bassi, ricchi o poveri – che decidono di ammassarsi sul Campanile Basso di Brenta, in Val di Fassa oppure a Riccione. Bisogna evitare queste situazioni, per quanto possibile; di piú, anche noi, con la nostra presenza, contribuiamo a creare la folla. Anche noi siamo folla per il prossimo; nel caso descritto, siamo folla per le altre cordate. So bene che ci si innervosisce, ma consideriamo che pure noi, con la nostra sola presenza, innervosiamo gli altri.

    Quindi non dobbiamo piú arrampicare sulle Torri del Vaiolet per Ferragosto, inveendo contro una folla di cui noi stessi facciamo parte. Andiamoci un sabato di ottobre e non vi troveremo nessuno. Forse.

    Oppure andiamo ad arrampicare, perfino a Ferragosto, sul Campanile Toro, nel gruppo degli Spalti di Toro e Monfalconi: è magnifico!

  97. 17
    Alberto Benassi says:

    “Voglio dire che il buonsenso richiesto agli istruttori è sicuramente superiore di quello richiesto alle ragazze.”

    BUON SENSO chi lo deve avere e chi no.

    Gli istruttori hanno deverse responsabilità nei confronti dell’allievo. Quella di garantirne l’incolumità, quella dell’insegnamento. Insegnamento sia tecnico, culturale e di trasmettere un certo senso della montagna.

    Il buon senso degli istruttori doveva essere maggiore di quello delle ragazze? Non credo. Non lo credo perchè, se non ho capitio male, Mariana in questa situazione era l’esperta tra le due e mi sembra che avesse la responsabilità della sorella che si è affidata  a lei.

    Personalmente non mi sarei certamente comportato come hanno fatto gli istruttori. Tutti in fila indiana su un solo itinerario del  Campanile Basso ?!?!. Ma di contro non mi sarei nemmeno comportato come hanno fatto le due ragazze e sopratutto Mariana che mi sembra fosse la trascinatrice tra le due. Rinunciare a una salita brucia, sopratutto se non dipende da noi.  Ma essere prudenti non è disonorevole. Si può sempre ritornare. C’è zeppo di gente e ti rendi conto che non ne uscirai? Cambi itinerario e se non sei in grado di farlo, rinunci.

     

    “Mariana ha detto la verità.”

    Mariana ha detto una parte della verità, quella che più gli faceva comodo. L’altra parte della verità, quella di fare un pò di autocritica, quella di ammettere di avere cagato un pò fuori da vaso,  non la dice.

    E poi sinceramente ci sono modi e modi  di dire le cose, di criticare le persone. Il racconto sicuramente vorrà essere comico, fare dell’ironia,  ma prima di essere alpinisti, istruttori cai, guide alpine, ect, siamo persone. Imparato non è nato  nessuno, infallibile non c’è nessuno…professionisti o meno, esperti o meno, patentati o no.

    Avere dei  pregiudizi e il racconto ne è pieno, non va bene.

  98. 16
    Giacomo G says:

    Una discussione in cui hanno ragione tutti: ha ragione Mariana a infastidirsi dalle vie infestate dai corsi, hanno anche ragione gli attivisti del Cai a trovare fastidiosi i toni di Mariana, un po’ ( anzi decisamente ) canzonatori.
    Personalmente a me il racconto suscita spontanea simpatia per le due ragazze anche se generalmente i toni presuntuosi non sono il mio stile. Trovo fuori misura le accuse di incoscienza, a chi non e’ mai capitato di finire le doppie che fa notte ( o peggio ) alzi la mano. E pure gli improperi e la concorrenzialità’ più’ o meno esplicita con le altre cordate e’ roba vista e rivista, non facciamo troppo le anime belle…
    Quindi per me bel racconto, semmai trovo un po’ assurdo dedicare un Blog sull’alpinismo Femminile… Le cose sono cambiate già’ da un po’…A Chamonix le ragazze diventano Guida sono sempre più’ numerose…Mecs e filles fanno le stesse cose!

  99. 15
    Cristiano says:

    Ci chiediamo perché non c’è più alpinismo…l’ultima rivista del Cai in copertina porta uno in bici…per carità bellissimo…questo però porta ad avere istruttori spesso di livello mediocre che purtroppo crescono di riflesso allievi mediocri. Sono caiano pure io anzi caaiano…e la mia è una profonda autocritica in quanto parte del sistema. Mariana ha detto solo la verità

  100. 14
    alberto paleari says:

    A me il racconto delle due ragazze è piaciuto: è fresco, ingenuo. 
    Mancano di buonsenso? Non è buonsenso per esempio mettere tutta l’attenzione nel ritorno sulla via ferrata? 
    Avrebbero dovuto cambiare meta? Ma con la loro esperienza probabilmente non avevano altre mete sotto mano, non le conoscevano. 
    Si può d’altra parte dire che gli istruttori del CAI abbiano avuto più buonsenso di loro? Erano lì con loro, nella stessa situazione, perché non hanno cambiato meta loro? O almeno perché non si sono distribuiti su più itinerari, visto anche che i loro allievi non erano omogenei per capacità? Perché andare come un gregge tutti sulla stessa via? 
    Alla fine sono tornati tutti di notte: corso CAI e ragazze, ma tornare di notte dal Campanile Basso, se può essere ammissibile per delle ragazze inesperte, non so se lo è per un corso del CAI.
    C’è in più una differenza di non poco conto tra la ragazze e gli istruttori: le ragazze erano responsabili solo per se stesse, gli istruttori lo erano anche per gli allievi. Voglio dire che il buonsenso richiesto agli istruttori è sicuramente superiore di quello richiesto alle ragazze.
    Vabbè, ho detto la mia. Non ho niente contro i corsi del CAI: anch’io, nel 1964 ho imparato i primi rudimenti dell’alpinismo in un corso del CAI, e ringrazio ancora oggi i miei istruttori, non tutti personalmente purtroppo, perché ormai molti di loro sono morti.
     

  101. 13
    Andrea says:

    E’ capitato anche a me qualche anno fa di andare ad arrampicare (con Guida) al passo Falzarego.

    Purtroppo per noi la zona era presa d’assedio da un corso CAI.. C’erano 4-5 cordate per ciascuna via.

    Quindi abbiamo tralasciato la via che mi aveva suggerito per optare su un’altra, più o meno di pari livello, ma con meno cordate alla partenza, che si trovava a 20 minuti circa di avvicinamento in più.

    Niente di male in tutto. L’unico commento che potrei fare (tralascio i commenti della guida quel giorno) è che in una situazione del genere chi pensa di affrontare una via in quel giorno non ne è felice. Si porta pazienza, la guida andava veloce e superava, e anche io da secondo gli andavo dietro velocemente quindi non abbiamo dovuto subire troppi ritardi.
    Pero’ gruppi del genere effettivamente blindano una zona…

  102. 12

    Anche io avevo trovato un nutrito corso CAI “avanzato” sul Campanile Basso, anche loro normale + Preuss per i più muscolosi. Si era aspettato tanto, ma la giornata era stabile, siamo arrivati abbastanza presto all’attacco e abbiamo aspettato senza troppi patemi. Peccato solo aver trovato ormai tutta all’ombra la parete est. Anche nel nostro caso gli allievi (e non solo loro…) erano evidentemente a disagio su quei gradi.

    Secondo me invece di proporre “location di grido per soddisfare gli allievi” il CAI dovrebbe dare la priorità a montagne meno frequentate, dove magari i rifugi hanno piacere a ospitare gruppi numerosi; mentre in Brenta d’estate spesso si fa fatica anche a trovare da dormire in due! Poi gli allievi, finito il corso, andranno naturalmente a scegliere le montagne più famose, salendole in autonomia per le vie classiche alla loro portata. Portare principianti su una via come la Preuss al Campanile, attrezzata a chiodi anche alle soste, mi sembra “una cagata pazzesca”, per tirare di nuovo in ballo il buon Fantozzi.

  103. 11
    Luca Visentini says:

    Penso che certi toni di Mariana siano soltanto ironici e non propriamente cattivi.

  104. 10
    Luca Visentini says:

    Penso che certi toni di Mariana siamo soltanto ironici e non propriamente cattivi.

  105. 9
    Alberto Benassi says:

    Infatti, questo tono così di DISPREZZO nei confronti di questi “caiani”

    Come se questi caiani avessero la peste bubbonica. Come se ci fossero dei precedenti.

     

    Mariana, non t’avranno mica segata o non ammessa al corso istruttori caiani?

  106. 8
    Giandomenico Foresti says:

    Una storia a lieto fine che personalmente non avrei raccontato o che, nel caso, avrei raccontato con modalità e toni diversi.

    Certamente Paolo Villaggio nei panni di Fantozzi sarebbe riuscito a farci piegare in due dalle risate ma di Paolo Villaggio ce n’è stato solamente uno.

    Quindi non ne faccio tanto una questione di contenuti, di minchiate in montagna se ne fanno in continuazione, bensì di rappresentazione.

    A Roma direbbero “se nun c’hai er fisico lassa perde che è mejo”.

  107. 7
    stefano says:

    Per quel che ne so, è verso la fine dei corsi che il Cai scelglie location di grido, anche per soddisfazione degli allievi, mentre di solito l’attività la fa in modo defilato… e da quel che scrive Max Mariana dovrebbe anche saperlo…

    come, d’altronde, che nn poteva comunque aspettarsi di trovarsi in solitudine al Campanil basso.

    fa parte del gioco chiamato alpinismo. Bene avrebbe fatto la mattina a finirla prima con la briscola, o a preparare una salita alternativa di ripiego…

    E farne così un altro tassello da aggiungere in silenzio al sacco delle esperienze, invece di cedere al protagonismo, e voler necessariamente  mettere in piazza quelli che risultano essere soltanto dei propri errori..

  108. 6
    Alberto Benassi says:

    Comincio a provare antipatia per i caiani, ma come gli è saltato in mente di portare un numero spropositato di poveri principianti sul Campanil Basso?? Intasando tutte le vie più facili di una delle torri più gettonate delle Dolomiti?

     

    giusta osservazione. Ma perchè, vista la situazione, non hai rinunciato?

     

    Vetta o disonore…?!?!?

  109. 5
    Alberto Benassi says:

    “M: Arriviamo all’attacco e ci troviamo accampato un intero corso CAI, non voglio nemmeno pensare alle leggende sui corsi CAI che ho sentito in giro, mi auguro piuttosto che si buttino sulla Normale o che per lo meno gli allievi siano ben rodati. Poco dopo arriva un’altra cordata, due bolzanini molto simpatici con i quali fraternizzeremo nella cattiva sorte.”

    cara Mariana potevi partire prima così eri davanti a tutti e mgari il tappo lo facevi te. Comunque potevi anche cambiare obbiettivo.

    Quanto alle leggende dei corsi CAI , ce ne sono tante. Alcune sono vere , molte altre invece decisamente immeritate. Certo non tutti son nati imparati e veloci come te.

    Sullo stradone provinciale noi e i bolzanini ci incartiamo per ben 1,30 h. Non voglio battere ritirata calandomi, e quando ce la riporto mia sorella sul Campanil Basso??

    da una nata imparata come te non è che hai trasmesso buon senso a tua sorella. La ritirata, la rinuncia  fa parte della vita. Anche perchè il Campanile Basso è sempre li.

    Se critichi gli istruttori cai di mancanza di buon senso, non è anche te ne hai avuto tanto.

  110. 4
    luigi b. says:

    che l’approccio caimano sia un po’ taleban e per certi versi pieno di contraddizioni, sono il primo a dirlo, ma sinceramente leggere in continuazione su questo bel blog una continua crociata contro tutto e tutti gli “umani”, in favore di pochi eletti, unici depositari delle verità montano-alpinistiche, non mi trova molto d’accordo. a volte scendere dal piedistallo, togliere dallo zaino un pochino di boria (e magari metterci al suo posto una fetta di buon  formaggio da offrire in vetta a qualcuno) , accettando che al mondo  ci sono belli e brutti, alpinisti d’elite e merenderos, chi rinvia ogni 50cm e chi sale senza corda, gae e guide alpine, è un bell’esercizio di democrazia  e non può fare che bene. meno spocchia, più vino rosso. buone montagne a tutti.

  111. 3
    MAX says:

    Cara Mariana,

    a volte mi imbatto nella lettura delle tue avventure.

    Potrebbero andare bene a chi non sa nulla di alpinismo. Tipo letture da ombrellone.

    Mi dispiace leggere dei “maledetti” caiani che come te sono stati allievi e come te sono partiti da zero e come te avranno fatto casini in via intasandole.

    SI … proprio come te che hai frequentato corsi CAI (correggimi se sbaglio).

    Io credo (e so) che il CAI insegna sicurezza in montagna. Probabile che a quella lezione tu sia stata assente. Peccato.

    Da quello che leggo sei stata incosciente. Ti poteva capitare di peggio.

    La cosa che mi rammarica di più è che sputi sul piatto dove hai mangiato e dove continui a mangiare.

    Buon Alpinismo.

     

  112. 2

    Anche detto da una voce “angelica” come quella di Mariana: il Cai non si smentisce mai.

    Peace and Love (Ringo Starr)

  113. 1
    Andrea says:

    Brave ragazze, molto divertente il vostro racconto!!

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