Volontariato sui sentieri del Pizzo di Gino

Settimana di volontariato sui sentieri attorno al Pizzo di Gino
di Andrea Savonitto

Lunedì 1: Arrivo dei primi partecipanti (Livia,Paolo… e Chiara con suspense! Stendiamo un velo pietoso!) Nel pomeriggio realizzazione cartellonistica/segnaletica auto prodotta (con la collaborazione di Loredana, di passaggio) e… lavori di segreteria per organizzazione delle giornate e dell’arrivo p.v. dei numerosi VOLONTARI. La macchina foto oggi non c’era per cui niente immagini… lavorate di fantasia.

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Martedì 2: Splendida giornata ventosa all’inizio che ci ha consentito di effettuare un molto soddisfacente intervento di ripasso, completo, della segnaletica sul Sentiero delle Trincee; di completare col Bianco la segnaletica fino alla Bocchetta di Sench lungo il Sentiero dei Gauni in collegamento all’Alta Via del Làrio; di tracciare ex novo a bolli rossi la traccia escursionistica da nord al Picio di Gino e alla Spalla Occidentale del Gino, segnalando completamente la via normale da nord al Pizzo di Gino.Con Livia Baroni, Chiara Mura e Paolo. Oggi arriveranno anche Seba e Cristina Palmieri. E Magut!… Domani arriva anche Filippo Colombo… e vai col liscio!

Mercoledì 3: Oggi siamo scesi a Tecchio per segnalare meglio e disegnare la sede calpestabile del nuovo sentiero nel bosco, pensato per evitare agli escursionisti quel chilometro e mezzo di asfalto che, in salita o discesa, o sotto il sole battente sul bitume mi è sempre stato antipatico. Non solo a me.
Abbiamo fatto un lavoro accurato e, penso, decisamente appropriato. Il nuovo percorso è molto suggestivo in pineta e per radure… tutto ci guadagna in bellezza. Hanno partecipato: Seba, Giacomo, Livia e Barbara Baroni, Paolo, Cristina Palmieri, Chiara Mura, Filippo Colombo e il sottoscritto Gigante. Risaliti abbiamo reincontrato i simpatici esponenti di una comitiva di Teppisti che si sono curati di fare visita al rifugio in nostra assenza… ma ciò è ben descritto in altra NOTA. Al rifugio abbiamo poi scalato, scritto, realizzato nuova cartellonistica per domani mentre Filippo e Giacomo hanno tentato di salire alle Pianchette, ripassando la segnaletica a vernice già presente, ma sono stati ricacciati indietro per nuove avvisaglie di maltempo. TUTTO BENE… PACE E BENE!!

Giovedì 4: Altra giornata proficua. Il programma era ambizioso ma abbiamo deciso di modificarlo vista la solita meteo rompicoglioni che non garantiva asciutto per tutto il giorno. Così siamo partiti in fila (Seba, Giacomo, Cristina, Chiara, Filippo, io… Macchia e Fox.) sul Sentiero dei Gauni verso est. Abbiamo ripassato la segnaletica e posizionato alcuni pali. Fatto il Bianco fino a Sebol. Poi invece di continuare verso Aigua, complici due o tre gocce, abbiamo pensato di risalire alla Bocchetta di Sebol lasciando qualche bollino anche sulla linea più logica di risalita. Abbiamo poi completato la segnaletica fino alla Cima del Tabor. Poi siamo rientrati dallo “stradone”, rinfrescando la segnaletica da me realizzata oramai 5 anni or sono… Merendona al Rifugio e saluti ai masculi che sono tornati a casa lasciandomi solo padrone del campo con due splendide ragazze!!! Rodetevi e sbavate l’invidia!!!

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Venerdì 5: Siamo rimasti in tre ma due sono sono belle ragazze. E’ già un buon inizio. Quindi scendiamo a Coren per la diretta risegnandola e da lì a Darni per il sentiero che sbuca alla vecchia latteria del Rus di Vora, segnandolo ex novo a vernice e qualche cartellino.
Qui Cristina ci saluta e parte per il Quattro Valli, sola, d’un botto fino a Menaggio… gran scammellata.
Noi entriamo nella Vecchia latteria aperta e abbandonata. Un vero peccato lasciare che questi manufatti vadano in malora… ma così è.
Poi ci portiamo al Rus e riprendiamo le segnaletiche da San Bartolomeo. Per un tratto lungo il Quattro Valli poi tracciamo un raccordo per il Sass di Cavrin con le sue belle incisioni rupestri alcune sicuramente preistoriche ed altre, cruciformi, segni di “cristianizzazione” medioevale.
Continuiamo per il fondovalle recuperando una traccia in disuso tra il Quattro Valli, sotto, ed il sentiero basso da Coren al Sass. Un “nuovo” percorso molto suggestivo e un poco incasinato per l’abbandono che però ci porta al limitare occidentale della Pineta di Caldera dove è un sassone con splendide incisioni rupestri, fino ad oggi ancora sconosciute. Bisognerà dargli la ripulita che si merita. Riconsegnando un patrimonio storico a chi interessa. Poi siamo dovuti rientrare, sotto la pioggia, nella nebbia, tra le felci… salvati da Giorgio Visconti in arrivo a dar manforte, con la Jeep poco sopra a Tecchio e su di nuovo al campo base, il rifugio Croce di Campo, per una meritata cena.

Sabato 6: Sono di servizio al rifugio (Haute Cusine&Public relations) per cui spedisco il volenteroso Visconti con la Chiara (“se vuoi la via Chiara chiama la Chiara!”) a rinfrescare e “perfezionare” la segnaletica sulla traversata Pianchette-Gino: la più gettonata escursione impegnativa della zona. Doveroso mantenerla al massimo decoro!! Mattinata splendida, pomeriggio un po’ meno. Qualche goccia verso le 14 e un mega scroscio alle 18. Tanto per non smentirsi MAI la meteo anche oggi ha detto la sua. E’ arrivata Monica Maria Butti Monica, una nuova amica, e anche mia sorella Monica con i Gimelli su per il sentiero nuovo del bosco da Tecchio già molto gettonato da tutti quelli saliti oggi al Rifugio. E’ arrivata anche la mia amata mogliettina Elena, il Franci e Nicolò. E domani è l’ultimo giorno… di questa splendida avventura.

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Domenica 7: Elena mi esonera da qualsiasi impegno di “capanat”… si occuperà lei del servizio oggi. Colazione alle 7,30 e appuntamento con Glauco Bianchi per le 9.00 al Sass. Anche lui oggi vuole essere dei nostri!! Con Monica Maria e Chiara scendiamo rapidamente per i prati. Vogliamo completare il bellissimo sentiero della Val Caldera e presto intercettiamo il Glauco, puntuale come un canturino/varesotto. Troviamo subito la soluzione al cruccio che mi rodeva da un paio di giorni, da quando salendo con la Chiara l’altro ieri avevamo interrotto per la nebbia la tracciatura di questo nuovo/antico percorso. In breve siamo al grande masso istoriato di croci e coppelle al limite della foresta. Incarico Monica e Chiara, brave massaie, della doverosa pulizia (… e troveranno splendide nuove coppellone e incisioni a TAG, ripetute: “il più bel monumento preistorico in alta Val Cavargna”!!). Io e Glauco percorriamo a ritroso il sentiero nella foresta, attraversiamo i rii e sistemiamo tutto quanto integrando la segnaletica, disboscando dove serve… tutto a puntino. Splendido itinerario: il più bel percorso di accesso al Rifugio Croce Di Campo partendo da San Bartolomeo Val Cavargna,via Rus di Vora.
Da Coren poi rientriamo al colletto del Sasso per il Sentiero Basso ora perfettamente segnalato. Glauco ci saluta e scende. Noi invece risaliamo al rifugio integrando ancora la segnaletica sulla strada….Vernice FINITA !! Come questa indimenticabile settimana in amicizia. GRAZIE A TUTTI!!

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Che dire… è stata una splendida esperienza di condivisione di un obiettivo di salvaguardia e tutela di un patrimonio, quello della sentieristica e della fruibilità turistica delle nostre montagne, utile alla collettività allargata, al turismo montano che per vivere ha bisogno di servizi essenziali.
Come abbiamo voluto dimostrare, questi interventi si possono organizzare a basso costo, non servono MEGA PROGETTI dove molti poi vogliono solo “mungere”, speculare e “attaccarsi medaglie”. Basta solo organizzare l’impegno partecipe di chi ama la natura e i territori. Di chi ama se stesso e vuole che altri godano tranquillamente di un patrimonio collettivo indivisibile e non riproducibile se abbandonato e lasciato andare a ramengo.

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Noi ci abbiamo provato e la risposta, la partecipazione è stata entusiasta, libera e sincera. Una vacanza attiva che ha generato nuove amicizie e rafforzato le vecchie.
E’ una esperienza sicuramente replicabile. Molto c’è da fare in ogni vallata e su ogni cresta… Questo è un modo nuovo di difendere la “nostra” Montagna e se in futuro qualche Ente vorrà coadiuvare o patrocinare queste iniziative sarà, come già detto in partenza, il benvenuto… tutto si può fare meglio con qualche risorsa ma queste e la loro “mancanza” non devono essere l’alibi per non agire e stare a guardare inani il lento e irreversibile declino dei nostri territori alpini.
I Professionisti della Montagna possono sicuramente coordinare queste iniziative mettendo a disposizione il proprio “Know how”, la propria esperienza e la conoscenza sistematica dei territori.
Il sasso è stato lanciato. Noi il prossimo anno replichiamo: cominciate a pensarci!! C’è ancora molto da fare!!

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postato il 12 settembre 2014

 

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Volontariato sui sentieri del Pizzo di Gino ultima modifica: 2014-09-12T07:30:08+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “Volontariato sui sentieri del Pizzo di Gino”

  1. 2

    Molte volte il mio zaino è pieno più di bottiglie, lattine e cordini tagliati e lanciati dalla parete che di materiale necessario alla scalata o all’escursione… e non solo il mio… ho condiviso con altri colleghi molte giornate in montagna di lavoro o di diletto personale ed abbiamo sempre raccolto i segni della civiltà o meglio dell’inciviltà…
    Un evento organizzato a tal modo è estremamente lodevole, lo avevo visto pubblicizzato, ma per ovvissimi motivi di lavoro non ho potuto parteciparvi anche se l’avrei fatto molto volentieri!
    COMPLIMENTI e continuate così! Bravo Andrea, non c’è miglior modo di insegnare alla gente che quello diretto!

  2. 1
    Dario Bonafini says:

    Bellissima iniziativa che spero dia il via ad altre simili. E’ pregevole l’idea che per avere una montagna fruibile devono sempre muoversi somme di danaro pubblico che spesso non è gestito nemmeno bene.
    Faccio i miei complimenti a Andrea Savonitto che non conosco di persona ma attraverso amici quando gestiva il Rif. Albani in Presolana e Frequentava i Pilastri di Rogno, me ne hanno sempre parlato bene e un mio grazie per la “mitica” guida Scalate nel Bergamasco che ho usato fino a consumarla nei primi anni che scalavo. Peccato che in Val Camonica ma non solo c’è gente che arriva dopo e si appropria di vie altrui cambiando nome dei settori e delle vie. Adesso sono emigrato anch’io e del “gruppo G.A.S.” che scala è rimasto solo il Beppe G. con cui scalavo prima di trasferirmi. Se capitasse da te salutamelo, io non torno in valle da anni. Ciao, Ciao

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