Walter Nones

Oggi è il quarto anniversario della scomparsa di Walter Nones al Cho Oyu: si tratta di una figura di uomo e alpinista che, anche per sua stessa volontà, non è ancora emersa all’attenzione in tutto il suo valore.

Siamo in tempi in cui alcuni sostengono che l’alpinismo tradizionale è morto. Questo blog sente l’esigenza morale, quasi il dovere, di portare all’attenzione del pubblico i tanti (e non “pochi”) personaggi italiani e non che hanno saputo darsi interamente alla passione per la montagna. Ove per “darsi interamente” non significa necessariamente morire: significa continuare la lunga tradizione che l’uomo ha per la ricerca avventurosa, nell’amore per la natura e nel congenito rifiuto di gran parte degli aiuti tecnologici.

“Io stesso se penso alla mia morte la immagino in montagna e non ne ricavo un senso di paura ma di serenità, perché andare in montagna è una scelta che si fa con il cuore e significa vivere la vita in un certo modo ma anche accettare un certo modo di morire (Walter Nones)”.

Riporto integralmente la lettera che ho ricevuto da Manuela Sparapani Nones, che, oltre a crescere magnificamente i due figli, trova anche il tempo di continuare a gestire con il suo amore il sito www.walternones.it, in cui ci si può informare su tutte le iniziative targate Memorial Walter Nones.

Caro Alessandro,
è difficile scrivere di Walter in poche righe ma ci provo.

Ogni volta che penso a lui mi scatta automatico un sorriso perché era un uomo solare ed è stato il migliore compagno che potessi desiderare di avere accanto. La sua passione per la montagna e il suo lavoro di istruttore e di guida alpina lo tenevano spesso lontano da casa ma quando era con noi ci dava tutto se stesso ed era un padre meraviglioso, ne ho la conferma ogni giorno perché lui continua a vivere attraverso i nostri bambini, man mano che crescono gli assomigliano sempre di più , fisicamente, caratterialmente ma anche per l’amore che nutrono per la montagna. Mi piace fare escursioni con loro perché stringono i denti e non si lamentano quando c’è da far fatica, si divertono un mondo a scalare tutti i massi che incontrano, si incantano di fronte ai panorami e mi fanno un sacco di domande sulle montagne che ha scalato il papà, in alto si sentono più vicini a lui e quando torniamo a casa sono sempre entusiasti e pensano già alla prossima gita. Patrik ed Erik sono il più bel regalo che Walter mi ha fatto. Un altro dono sono gli amici, nostri, suoi e quelli che si sono aggiunti dopo la sua morte, sono diventati parte della famiglia sono persone apparentemente normali ma hanno tutti una storia speciale e un cuore grande come quello di Walter. Patrik ha nove anni (la k viene da K2, perché quando Walter l’ha salito lui era nella mia pancia; Erik ha sei anni ed è quello che gli assomiglia di più.

Mingma Sherpa e Walter Nones sotto al Cho Oyu
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Cercava di documentare il disagio degli sherpa, in quel periodo al campo base del Cho Oyu erano parecchie spedizioni per lo più commerciali e le condizioni della montagna erano pessime da quella parte, ovvero per la via normale (il contrario invece sulla parete sud-ovest, quella che stava scalando Walter, perché spazzata dal vento); alcuni sherpa erano stati investiti da valanghe e giustamente si rifiutavano di salire a batter traccia, i clienti delle varie spedizioni erano arrabbiati e si era creata una forte tensione, alla fine i portatori hanno smontato i vari campi e in quel momento c’era una lunga processione di uomini carichi come muli che scendevano al base. Tutto questo per Walter era assurdo, uomini che per lavoro devono rischiare la vita per il divertimento di altri. Peccato che la videocamera e la macchina fotografica siano andate perse durante la caduta sarebbe stato bello avere quelle immagini e magari portare avanti ciò che Walter aveva iniziato.

Desiderava fare qualcosa per aiutare i bambini, si stava informando a chi appoggiarsi e come poteva fare, pensava comunque a una scuola o a un distretto sanitario. Quando c’è stata quella grande alluvione in Pakistan aveva inviato un sostegno al suo ufficiale di collegamento del Nanga Parbat , era un insegnante di inglese e nel suo villaggio l’acqua aveva portato via tutto compresa la scuola… servivano libri di testo e materiale scolastico e così ha provveduto lui, ha ricevuto anche una medaglia al valore per essersi prestato in Nepal, prima di sua iniziativa e in seguito su richiesta del governo, a ricercare e trarre in salvo diverse persone disperse e rimaste isolate in seguito a una forte nevicata. Poi ha avuto altri riconoscimenti ma di tutto questo lui non diceva mai niente, sosteneva che quando fai qualcosa per gli altri lo fai perché te lo senti dentro e perché è giusto così, non serve che gli altri lo sappiano. Infatti ora se potesse leggere questa e-mail si arrabbierebbe tantissimo con me…

Ti chiederai a questo punto com’era Walter alpinista.
Non era un collezionista di vette, non gli interessava mettere una crocetta per ogni cima raggiunta ma piuttosto il modo in cui saliva, amava l’esplorazione, lo studio di una nuova via, la preparazione fisica e mentale, non voleva portatori e l’uso di ossigeno non rientrava nella sua idea di alpinismo. Era lui che doveva scalare la montagna ed era giusto arrivare fin dove le sue capacità e il suo fisico (a volte anche il meteo…) glielo permettevano. La sua passione era per le grandi montagne, perché lì, diceva, c’è ancora qualche porta aperta all’esplorazione, poter salire su una parete inviolata in stile alpino dopo mesi di studio significava realizzare un sogno ma anche avere la conferma che il suo progetto era realizzabile. In spedizione sono fondamentali i compagni di scalata e in Karl Unterkircher, con il quale aveva scalato il K2 nel 2004 e il Genyen nel 2006, aveva trovato il partner ideale, fortissimo scalatore ma anche compagno di merende. Con lui aveva instaurato un’amicizia solida, nutrivano le stesse passioni, avevano dei progetti importanti e c’era una grande fiducia reciproca, fondamentale. Fu dura per Walter accettare la scomparsa di Karl al Nanga Parbat e le polemiche che seguirono non furono certo d’aiuto. Lui piangeva un amico, gli altri si preoccupavano del conto degli elicotteri. Qui dovrei aprire una parentesi, ma se vorrai, Alessandro, un giorno ti racconterò come è andata… comunque Walter era convinto di poter fare almeno un tentativo per recuperare il corpo di Karl e invece si è trovato poche ore più tardi migliaia di metri più in basso catapultato in una conferenza stampa internazionale, figurati dopo giorni trascorsi isolati sopra i 7000 metri con un meteo avverso che li faceva avanzare lentamente perché non c’era visibilità, non potevano scendere e dovevano restare concentrati, una volta giù il suo pensiero era solo per l’amico perso e per la sua famiglia. Non è stato facile superare questo momento ma la serenità l’ha ritrovata nuovamente in montagna.

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Sono convinta che per la maggior parte della gente sia difficile comprendere cosa spinge questi uomini a praticare l’alpinismo estremo e non mi stupisco, ma posso assicurare come compagna di vita di Walter che non erano la sfida o il rischio o la fama a spingerlo verso queste imprese ma qualcosa di profondo radicato in lui, una grande passione che lo portava sempre lì a confrontarsi con queste immense pareti, con umiltà e rispetto.

Guardando i video e le foto che ritraggono Walter in qualche spedizione vedo la serenità nel suo volto: i suoi occhi hanno sempre una luce speciale e si capisce che era davvero felice, per questo sono contenta di non averlo mai ostacolato nelle sue scelte.

La sua vita è stata breve ma l’ha vissuta intensamente fino all’ultimo attimo, dalle pendici di un 8000 ha ammirato ancora una volta le vette dell’Himalaya, l’ultimo pensiero è stato sicuramente per noi a casa. Il Cho Oyu l’ha voluto per sé per sempre ma di lui mi rimane il suo amore per noi e per le montagne, il suo modo di affrontare la vita di ogni giorno con entusiasmo e umiltà, l’onestà, il senso dell’amicizia, la curiosità, la gioia di vivere e la consapevolezza che ogni giorno è speciale.

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Walter Nones
 era nato a Cavalese il 5 novembre 1971. Era guida alpina, Istruttore Scelto Militare di Alpinismo e istruttore di sci presso il Centro Carabinieri Addestramento Alpino di Selva di Val Gardena. Cresciuto a Sover, in Val di Cembra, già all’età di 14 anni inizia ad arrampicare.

Sul K2 nel 2004 assieme a Silvio Mondinelli trovò la forza di aiutare gli alpinisti spagnoli che in discesa dalla vetta erano in difficoltà. Quel giorno era arrivato in vetta insieme a Silvio Mondinelli, Karl Unterkircher, Michele Compagnoni e Ugo Giacomelli. Poi, e non era assolutamente facile e scontato, ha avuto la forza di dare una mano a due alpinisti spagnoli in difficoltà.

Nel 2008 sul Nanga Parbat, assistette alla morte del compagno di cordata Karl Unterkircher per caduta in crepaccio. Assieme Simon Kehrer, stavano salendo in tre e in stile alpino una via nuova sulla parete di Rakhiot. I due, che avevano come possibilità di salvezza solo l’uscita verso l’alto, completarono la via, raggiungendo l’itinerario di Hermann Buhl e scendendo poi per esso, rinunciando alla vetta vera e propria, e terminando la loro odissea.

Con il compagno Kehrer scrisse il libro È la montagna che chiama, giugno 2009, Mondadori.

Patrik, Manuela, Erik
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La successiva spedizione di Walter fu sul Cho Oyu, nel tentativo di aprire una nuova via sul versante sud-ovest, assieme a Giovanni Macaluso e Manuel Nocker. I compagni di cordata si erano fermati al campo più basso per alcuni problemi di acclimatazione. Walter, in condizioni fisiche migliori, aveva deciso di attrezzare il campo più alto da solo. La ricostruzione dell’incidente non può essere fatta con precisione perché al momento dell’incidente l’alpinista era solo, si presume però che lo abbia colpito una valanga, circa a 7000 metri. Era il 3 ottobre 2010.

Walter Nones sulla Parete Rakhiot del Nanga Parbat
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Le ascensioni di Walter Nones
Prediligendo il ghiaccio e il terreno misto, oltre a un grande numero di ripetizioni su classiche dolomitiche del Sesto grado, Walter Nones ha compiuto molte ascensioni alpinistiche sull’arco alpino. Valido scialpinista ha partecipato al Trofeo Mezzalama nel 2003 e nel 2005, alla Sellaronda Skimaraton dal 1997 al 2004 e a tutte le gare comprese nella Coppa delle Dolomiti dal 1997 al 2004.
Tra le ascensioni notevoli ricordiamo:

1995
Island Peak 6.189 m (Nepal)
Lobuche East Peak 6119 m (Nepal) – 1a asc. Nei Secoli Fedele (VII)

1997
Creta di Timau (Alpi Carniche) – 1a asc. sulla Parete del Gamspitz di Volo con l’aquila (VII) con Erwin Maier

1999
Mount McKinley 6194 m (Alaska) – Via West Buttress

2002
Stevia (Val Gardena) – 1a asc. di una via nuova (VII) con Giovanni Macaluso

2003
Aconcagua 6962 m (Argentina) – Via Falso dei polacchi

2004
K2 8611 m (Pakistan) – Sperone degli Abruzzi senza ossigeno

2006
Mount Genyen 6240 m (Cina) – 1a asc. assoluta lungo lo spigolo nord in stile alpino (con Karl Unterkircher)

2007
Steviola (Val Gardena) – 1a asc. di Aspettando i Gigli (VIII)

2008
Chongra Peak Nord 6840 m (Pakistan) – 1a asc. assoluta lungo la cresta ovest in stile alpino
Nanga Parbat 8125 m (Pakistan) – 1a asc. della parete Rakhiot in stile alpino (cima non raggiunta)

Le sue ascensioni sono sempre state effettuate in stile alpino e senza ossigeno.

Nones--

postato il 3 ottobre 2004

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Walter Nones ultima modifica: 2014-10-03T07:30:28+00:00 da Alessandro Gogna

6 thoughts on “Walter Nones”

  1. 6
    max says:

    E stato un grande con la sua umiltà non si vantava mai di quello che aveva fatto un grande duomo un esemplare collega ciao Walter da là su guardi le tue montagne.

  2. 5
    Tessadri Carla says:

    E’ stato un grande uomo e per questo è rimasto nei cuori di chi lo ha conosciuto! Brava anche tu Manu che hai accettato il suo lavoro, con ammirazione hai accettato la più dura realtà e con Amore hai cresciuto i Vostri figli!Sei stata GRANDE!

  3. 4
    Paolo Melucci says:

    Una splendida figura d’uomo, ancor prima che alpinista… Siamo ormai tristemente abituati a tutte le comparse del teatro alpinistico che – ancor prima di partire – già contattano TV, agenzie e pennivendoli vari per incensare le loro spesso discutibilissime imprese che imbattersi in qualcuno di tale statura alpinistica e morale unita a naturale modestia ridà un minimo di fiducia nel nostro variegato ambiente…

  4. 3
    Anonimo says:

    NON SO COME SI DICE MA E L’ANNIVERSARIO E MOLTI LO DIMENTICHERANNO HANNO INTESTA SEMPRE GLI STESSI NOMI ,ADDIRTURA STUFFO ,,,AUGURI A TE E BAMBINI,,,

  5. 2

    Un bel ricordo che disegna al meglio il profilo di un uomo!
    Spesso si leggono i profili pieni di numeri e record… a me piace pensare sempre, che dietro a quei numeri c’è una persona e questo alla fine conta, per chi li ha davvero conosciuti, aldilà della scena…

  6. 1
    Manuela Sparapani Nones says:

    Ti ringrazio Alessandro mi fa molto piacere che tu abbia espresso il desiderio di ricordare Walter, sono trascorsi già quattro anni ma per noi è come se fosse partito ancora una volta per una nuova avventura.
    Un abbraccio.
    Manuela Patri e Erik

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