West Climbing Bank

West Climbing Bank
arrampicata sportiva contro l’occupazione
di Angela Tognolini
Foto di www.westclimbingbank.com/
(già pubblicato su www.thebottomup.it il 5 marzo 2018)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Spesso le storie di cambiamento che colpiscono di più sono quelle che fioriscono ben lontano dalla grandi imprese, dove i politici e le star del cinema non si avventurano, sotto il radar dell’intrattenimento di massa. Tra queste piccole storie di grandi cambiamenti, ci aveva colpito quella di un gruppo di ragazzi che arrampicano su roccia, in viaggio in Palestina. Li avevamo messi tra i nostri eroi dei diritti umani del 2017, loro e tutti gli altri appassionati di arrampicata che, negli anni, hanno portato questo sport nei campi profughi della Cisgiordania, creando una piccola comunità di scalatori che cerca di riappropriarsi delle montagne in una terra occupata.

Il gruppo di viaggiatori-scalatori di cui stiamo parlando è di Milano e fa parte di una palestra autogestita chiamata Acciaierie, all’interno del centro sociale ZAM. “Creare una palestra con ingresso a offerta libera, in cui chiunque possa entrare, significa già avere un’idea politica dell’arrampicata, spiega Elia, uno dei partecipanti al progetto.” Per questo l’idea di partire per la Palestina non è apparsa affatto strampalata, è stata solo una delle tante espressioni di un principio di fondo: che l’alpinismo vada a braccetto con ideali radicali, di libertà e di comunità.

L’idea di un progetto di arrampicata in Palestina è nato quando, durante una gara organizzata ad Acciaierie, i ragazzi della palestra hanno conosciuto un attivista del centro culturale Laylac, sorto dentro al campo profughi Dheisheh, a sud di Betlemme. Lui gli ha raccontato come un paio di volontari francesi avessero cominciato a insegnare l’arrampicata sportiva ai giovani di Dheisheh, portandoli in falesia a passare del tempo al di fuori dell’ambiente oppressivo del campo. Da quell’incontro è nata l’idea di fare una raccolta di materiali da inviare al centro culturale Laylac per sostenere il loro progetto di arrampicata: attrezzatura per scalare, scarpette tecniche, imbraghi, corde. In breve, gli scalatori di Acciaierie si sono accorti che avevano voglia di fare di più. E così è nato il progetto West Climbing Bank, con l’obbiettivo di sostenere e promuovere l’arrampicata sportiva in Palestina come uno strumento in più nella lotta contro l’avanzata dell’occupazione israeliana, affinché “le montagne e le valli che appartengono alla comunità palestinese possano diventare un presidio sportivo-culturale, sociale-politico”.

Elia ci racconta di come sia stato deciso di fare un primo viaggio di perlustrazione per conoscere l’ambiente, parlare con gli attivisti di Laylac e con le persone delle comunità che vivono lì intorno. Gli scalatori di Acciaierie hanno passato alcune settimane viaggiando tra Gerico e Nablus, da Gerusalemme a Betlemme. Alla fine hanno arrampicato soltanto due giorni, ma hanno fatto tanti incontri e hanno steso il progetto futuro: approntare delle vie da arrampicata sportiva in una falesia vicina a Betlemme, in modo che gli attivisti e i giovani del campo di Dheisheh possano utilizzarle liberamente negli anni a venire. “È stato fondamentale fare una ricognizione sul campo, prima di partire con il progetto vero e proprio – commenta Elia – perché molte cose erano diverse da come ce le eravamo immaginate. Un esempio è la diversa concezione dello spazio che c’è in Palestina: la falesia di Betlemme è la più facile da raggiungere da Dheisheh non tanto perché sia la più vicina, ma perché non ci sono da attraversare i check point. Muoversi in un territorio occupato significa tenere in considerazione regole e difficoltà inimmaginabili da chi non ne ha fatto esperienza”.

L’impatto con la realtà della Palestina occupata è stato forte, quei due giorni di arrampicata sono serviti ai climber di Acciaierie anche per riprendere fiato e mettere da parte per un attimo la violenza alla quale avevano assistito quando l’esercito israeliano ha fatto irruzione nel campo per compiere degli arresti. “Io non mi ero mai confrontato con la morte – dice Elia – a Dheisheh ho visto i soldati sparare ad un ragazzino di dodici anni”. E se quella giornata in falesia ha potuto, almeno in parte, alleviare la tensione dei visitatori milanesi, fornire distensione è un’altra funzione che l’arrampicata sportiva potrebbe svolgere per gli giovani di Dheisheh. Chi scala lo sa, come ci si sente dopo una giornata in falesia: muscoli pesanti e testa leggera, il peso della vita che si fa un poco più lieve.

Arrampicare significa distensione e aggregazione, spiega Elia, due cose che il governo israeliano scoraggia con forza, preferendo di gran lunga che la comunità palestinese resti divisa, sfibrata e senza speranza. “Le occasioni di aggregazione per i giovani dentro i campi profughi sono poche”  spiega Elia “spesso è difficile trovare qualcosa di stimolante da fare, cosa che è ancora più triste considerato che la popolazione palestinese è estremamente giovane, i ragazzi sotto i 20 anni sono moltissimi”. Nel suo piccolo, dedicarsi ad uno sport come l’arrampicata significa spendere del tempo all’esterno, a riappropriarsi del proprio territorio, a fare fatica sulla roccia mentre il branco di compagni ti guarda e ti consiglia.

Aggregazione, distensione, presidio del territorio e un’accresciuta coscienza ecologica, dovuta ad un nuovo modo di vedere e di amare la natura del proprio paese, questo è tutto quello che West Climbing Bank spera di aiutare a sviluppare in Cisgiordania attraverso il piccolo strumento dell’arrampicata. Ma c’è anche altro. “Quando si parla della Palestina, è importante quello che viene fatto laggiù” dice Elia “ma è molto importante anche quello che si porta indietro, a casa”. Per sperare di cambiare, un giorno, la situazione nei territori occupati, è molto importante che si sviluppi consapevolezza nel resto del mondo di quanto l’occupazione sia intollerabile. “Chi viaggia in Palestina ha anche il compito di tornare e raccontare. Di farsi testimonianza. Per questo con West Climbing Bank abbiamo scritto un diario di bordo e stiamo andando in giro a presentare il nostro progetto e il nostro viaggio, a parlare di quello che abbiamo visto e fatto”.

Perché è fondamentale dire che, da decenni, un potere statale come quello di Israele sta facendo guerra agli uomini, alle donne e ai bambini della Palestina. Che un’adolescente viene sbattuta in carcere per aver schiaffeggiato un soldato. Che dei bambini vengono uccisi dall’esercito con proiettili di gomma o con lacrimogeni sparati ad altezza uomo. Che i coloni occupano le case, i campi e le città dei palestinesi contro tutti gli accordi internazionali. Che le persone sono costrette a vivere come profughi, dentro a campi trasformati in città, dentro ai confini del loro stesso stato. Forse l’arrampicata, oltre che una buona ricetta per i giovani del Centro Laylac, può essere anche un piccolo tassello di questo percorso di consapevolezza, un’escamotage per attirare l‘attenzione del mondo su cose ben più importanti dell’ultima gara mondiale e ben più drammatiche di una brutta caduta.

1
West Climbing Bank ultima modifica: 2018-05-14T04:35:42+00:00 da Alessandro Gogna

43 pensieri su “West Climbing Bank”

  1. 43
    matteo says:

    Caro Borsetti, mi pare che la tua lettura dei fatti sia leggermente deformata dalle tue simpatie o ideologie.

    Ti faccio un piccolo esempio: “Abu Abbas non mi pare uno statista, è uno che dichiara apertamente il suo antisemitismo”. Fosse vero Abbas sarebbe un cretino, perché lui è un semita! Mi spingo a dire che al momento attuale i peggiori antisemiti sono gli israeliani, che ne stanno ammazzando a nastro.

    “Semita” non significa “ebreo”, “ebreo” non sognifica “israeliano”, “palestinese” non significa “islamico”.

    Come già detto io non parlo di ebrei né di semiti, perché non sono razzista. Parlo di politica.

    Questa tua frase mi trova proprio d’accordo “Sono qui a dirti che per dargli una mano da Europei bisogna spiegare alla loro dirigenza assassina che non hanno il nostro appoggio, che non riconosciamo i loro metodi come civili”, purché sia riferita anche a Netanyahu almeno quanto ad Abbas e a Israele quanto ai palestinesi. Almeno quanto.

    Quanto al giudizio sull’indifferenza dei governati palestinesi rispetto alla vita dei governati spetta ai palestinesi non a noi, resta però il fatto che sono militari israeliani quelli che uccidono e in maniera assolutamente sproporzionata rispetto alla minaccia effettiva (e per favore evitiamo di parlare di sgozzamenti e attentati: è molto più pericolosa Parigi…)

    Caro Fabio, a me pare che quello che ti da fastidio di Sirovich e che tu gli rinfacci sia proprio quello che lui vuole sottolineare.

    Perché la storia e la vita degli alpinisti debba essere sempre una agiografia edulcorata? Perché non si può dire che furono fascisti, magari solo per conformismo e opportunità?

    La tua frase “anche Riccardo Cassin (che poi fu partigiano, ferito in battaglia a Lecco negli ultimi giorni di guerra) non è stato risparmiato dal nostro “maestrino”, in cattedra col ditino alzato,” è sintomatica. Perché si dovrebbe tacere che fu fascista? Qui non si tratta di giudicare, ma di narrare una storia.

    Se vuoi che sia sincero fino in fondo, non credo proprio che io avrei fatto di meglio: sono abbastanza certo che sarei finito in Russia, morto, come un paio di parenti o sarei tornato invalido come una zio. Ma, ripeto, non c’entra nulla.

    Comunque da quello che leggo è innegabile che Sirovich tratti Comici con una certa simpatia e non lo “giudica”, anzi sottolinea che faceva cordata con tedeschi e slavi e non era antisemita.

    A me Cime irredente è parso un bel libro, che affronta da un’ottica molto particolare l’annoso problema dei rapporti tra nazionalità nel nostro nord-est, piuttosto ben scritto, a tratti un po’ pesante, altrove anche divertente ma di sicuro interessante e abbastanza onesto.

     

  2. 42
    Alberto Benassi says:

    “Siamo troppo diversi.”

     

    Luca non è vero che siamo troppo diversi. E anche se lo fossimo le diversità sono una ricchezza.

    Quando vado  a visitare uno stato estero, un altro popolo, non voglio trovare la mia di cultura , il mio di pensiero. Spero di trovare una diversità con la quale confrontarmi ma nel rispetto,  con la quale magari arricchirmi. Perchè il mondo non nasce e muore nel luogo dove io sono nato.

    Bisogna trovare la forza di parlarsi. Bisogna dare fiducia soprattutto a quelle persone che cercano un incontro che ti porgono una mano. Questa è una possibilità che non va esclusa in partenza solo perchè siamo diversi.

    Dopo tanti anni non ha più senso continuare ad accusarci  a vicenda. A coloro che hanno il desiderio di trovare la pace per vivere insieme, nelle reciproche diversita culturali e religiose, bisogna dare la possibilità di farlo, di provarci.

     

    Che vogliamo fare, sterminarci?

    Per chi? Per qualche lider? Dio ?

  3. 41
    Luca Visentini says:

    No, non ti rispondo, a cominciare dal fatto che Arafat per te lo hanno avvelenato i suoi, dagli ospedali che quando li mettono su glieli bombardano, da Barghuthi che è imprigionato da 16 anni perché ha combattuto (e quel macellaio di Sharon invece viene onorato), eccetera, eccetera. Siamo troppo diversi.

  4. 40
    Andrea Borsetti says:

    Luca, guarda non c’è dubbio alcuno che la gente muoia, c’è pero una cosa che forse non sono riuscito a trasmetterti. In Israele la vita di un singolo individuo soldato o cittadino è valutata dallo stato moltissimo. Lo stato di Israele fa ogni cosa in suo potere per limitare il numero dei decessi dei suoi concittadini e questo indipendentemente dall’etnia.

    Diversamente a me pare, ma lascio a te decidere con la tua testa, che i leader dei palestinesi abbiamo per la vita umana degli altri, se sono integralisti religiosi,  in genere per i loro stessi concittadini, scarso attenzione. Anzi, vedendo le immagini degli scontri di questi gg trovo assurdo che mandino al massacro i loro concittadini sapendo che saranno fermati.

    Non so come spiegartelo perché evidentemente con le parole non sono bravo ma non ti viene il dubbio che nel loro modo di agire ci sia qualcosa di profondamente errato? Mio nonno è stato un partigiano in Italia, Brigata Garibaldi la 35 esima, gente spiccia pochi prigionieri, una brutta storia sicuramente. Tutto quello che so lo ho imparato dopo che era morto. Non ho mai sentito di azioni suicide come quelle a cui assistiamo oggi. Eppure combattevano in una Italia molto più occupata di Gaza, dove la presenza di fascisti e nazisti era granulare e totale. Mica mandavano i loro figli al massacro sapendo che sarebbero morti.

    Io affermo che il diritto alla autodeterminazione è sacro ma il dovere di un leader, di un capo politico sia innanzitutto di negoziare e dove non è possibile combattere ma con etica, perché c’è etica anche nel combattimento. Non quello di usare i cadaveri come strumento di propaganda. Questo è quello che oggi accade. Si dice che ci si trova sempre su posizioni opposte, è spesso vero.

    Ma io ti sto chiedendo di riflettere su una cosa estranea al conflitto. Io ti sto chiedendo se non è il caso di immaginare come aiutare quei palestinesi che la pace la vogliono e che non vogliono morire sui reticolati.

    Che Israele abbia ucciso i migliori leader francamente è falsa retorica. Israele ha un disperato bisogno di interlocutori, purtroppo questi dovrebbero essere rappresentativi mentre non lo sono. Arafat è morto avvelenato dai suoi per beghe interne, quando ormai era vecchio e probabilmente anche inutile, Abu Abbas non mi pare uno statista, è uno che dichiara apertamente il suo antisemitismo, mentre i leader di Hamas sono foraggiati dall’Iran ed ammazzerebbero anche te e me probabilmente perché non obblighiamo le nostre donne a camminare un metro indietro ed a farsi sposare come è capitato alla povera ragazza Brescia/Pakistana giorni addietro, uccisa dalla famiglia.

    Io ti ho chiesto se hai mai preso in considerazione di andare a vedere e non rispondi.

    Ti ho chiesto di spiegare la distonia che vi è nel essere uno stato civile e democratico e la dolorosa difesa a cui Israele deve attendere e non hai risposto.

    Ti ho chiesto se non è il caso di cercare uno da aiutare e non hai risposto.

    Hai solo scandito slogan e non hai provato ad aggiungere nulla alla discussione. Sordo e muto come coloro che si scagliano contro i reticolati. Non è vero che non si tende la mano ma certo non per farsela tagliare.

    Io ho lavorato gomito a gomito con i palestinesi nel lontano 79 il mio sudore con il loro, abbiamo diviso la stessa acqua e la stessa sete, li ho serviti a tavola quando aiuto cameriere al Sackne, portavo loro i piatti in tavola. Tutta gente per bene non ricordo mi abbiano mai trattato con odio o disagio.

    Poi è arrivato l’integralismo e tutto è cambiato. Chi non si sottometteva o dissentiva veniva considerato un collaborazionista, uno da eliminare. Sono anni che uccidono i loro simili per spargere la paura nei loro simili, governano con la paura le torture e l’odio a te pare giusto ?

    Sono qui a dirti che per dargli una mano da Europei bisogna spiegare alla loro dirigenza assassina che non hanno il nostro appoggio, che non riconosciamo i loro metodi come civili. La rappresentante della UE che stringe le mani di Abu Abbas fa specie. Non pensi sia il caso di scegliere meglio i nostri interlocutori ? Che messaggio mandiamo ai nostri figli ? Che è giusto appoggiare chi ha cosi scarso rispetto del proprio popolo.

    Perché non mi spieghi come mai non hanno mai dico mai investito in ospedali e scuole ? Non è il caso di ricordargli che che vogliamo che non uccidano i loro simili e che si mostrino rispettosi dei diritti umani. Spesso si dimentica la cosa più banale, reciprocità.

    Vuoi essere trattato con rispetto ? Allora fallo anche tu, tratta con rispetto gli altri. Io non voglio entrare nel merito di chi ha ragione o torto perché non si risolve nulla partendo da posizioni preconcette ed ha ragione Giacomo che poi si diventa divisivi,  io voglio un interlocutore che non si faccia esplodere e non mi pare molto come richiesta.

    Tu cosa proponi di minimamente realizzabile ? Riesci a concepire una soluzione basata sul non ammazzarsi ? Non hai neanche inteso il disagio del sacrificio che ho spiegato, ma davvero pensi che quei soldati che li fanno il loro dovere siano cosi diversi da me e da te fuori dalla divisa ?

    Sono come noi ma NON come loro o comunque non come i loro che al non negoziato ed al non riconoscimento di Israele antepongono per mero interesse personale la vita dei loro concittadini. Attendo tuo pensiero che qui sia tu che io possiamo esporre liberamente mentre a Gaza e Ramallah no e nemmeno nella moderna ed islamica Turchia di Erdogan… quanti giornalisti arrestati e licenziati ? ….

     

  5. 39
    Lusa says:

    Alberto Bonino è una bufala! Non esiste.

  6. 38
    Giacomo G says:

    Sul tema del conflitto Israele-Palestina le discussioni sono inguaribilmente divisive, e molto raramente i fautori dell’una e dell’altra fazione sono disposti anche ad una minima concessione all’altro, in termini di comprensione degli argomenti. L’impossibilita’ a trovare un terreno comune e’ aggravato dai retaggi culturali di appartenenza, che creano le gia’ citate ‘simpatie di pancia’ e non fanno altro che rendere ancora piu’ flebile l’obiettivita’.  Io credo che abbia ragione Alberto, la soluzione del conflitto – se mai si trovera’ – verra’ da uno sforzo pragmatico di entrambe le parti, e a prescindere dalla storia che ognuno rilegge a proprio favore.  Cio’ detto, un ‘tempo 0′ di riferimento per la definizione di una divisione territoriale deve pur essere individuato con una posizione super partes. La Cisgiordania e’ stata occupata dopo la guerra dei Sei Giorni e mai restituita ( come invece e’ avvenuto con il Sinai e Gaza ). Difficile argomentare che non ci sia un occupante ed un occupato. Le risoluzioni dell’Onu che chiedevano di interrompere gli insediamenti di coloni sono state disattese. Questi sono fatti e non opinioni del Manifesto ( che non leggo ).

    P.S. Sulle citazioni ( poco pertinenti ) dei territori finiti in Jugoslavia alla fine della guerra. Ho in famiglia degli sfollati dall’Istria e confermo quanto ha detto Matteo.

  7. 37
    Fabio Bertoncelli says:

    Per Matteo.
    Caro Matteo, apprezzo molto quando ci si rivolge cosí l’un l’altro: significa che non si rincorre la polemica fine a se stessa, ma ci si vuole confrontare con spirito leale e costruttivo.
    La copia del mio libro è stata stampata  nel marzo 1996.  Presumibilmente la tua, successiva (novembre 1996), fu corretta dopo che l’autore si era reso conto del madornale errore su Tissi (o forse, piú probabilmente, qualcuno glielo aveva contestato) e del quale si scusò sulla stampa.
    Ti riporto comunque la frase: «Credo che il fascismo del Comici ormai famoso, o di altri rocciatori di punta come Cassin, Carlesso o Tissi (senatore in camicia nera), del campione mondiale di pugilato Primo Carnera, o di Piola, Meazza, Bartali, non venga ricordato proprio per non turbare le coscienze».
    Come si vede, anche Riccardo Cassin (che poi fu partigiano, ferito in battaglia a Lecco negli ultimi giorni di guerra) non è stato risparmiato dal nostro “maestrino”, in cattedra col ditino alzato, volutamente dimentico che allora era fascista o favorevole al regime – comunque una dittatura, non dimentichiamolo! – la grandissima maggioranza del popolo italiano. Erano gli anni della proclamazione dell’impero. Il favore incominciò a calare soltanto quando furono approvate le ignobili leggi razziali, per poi precipitare dopo l’entrata in guerra (campagna di Grecia, campagna di Russia, 25 luglio 1943, 8 settembre 1943, ecc.).
    In quanto a Emilio Comici, posso dire di aver letto tutte le pubblicazioni in merito, che riportano le testimonianze degli amici e di chi lo conobbe davvero. Comici amava la sua patria (concetto obsoleto al giorno d’oggi), ma non era affatto sciovinista. Frequentò e fu amico sincero di sloveni e di austriaci, senza fare alcuna differenza rispetto a chi parlava italiano. Giudicava le persone per ciò che erano, e non per la loro lingua o il censo. Fu un uomo di rare virtú, senza considerarne l’aspetto alpinistico. Ti invito a leggere la sua biografia, scritta da Spiro Dalla Porta Xidias: ti piacerà! E imparerai a conoscere il vero Comici, cosí come lo conobbi io a suo tempo, ribaltando il pregiudizio che nutrivo per la sua figura morale. In precedenza credevo che fosse un fighetto dell’arrampicata: che ignorante! Emilio fu fascista come lo erano quasi tutti gli altri, senza alcun fanatismo, ma semplicemente perché quello era il contesto sociale in cui era cresciuto. Quasi certamente lo sarebbe diventato anche ciascuno di noi se fosse vissuto all’epoca. Io lo sarei diventato? Tu lo saresti diventato? Chi può saperlo?
    Prima di giudicare una persona, mettiamoci nei suoi panni e domandiamoci: «Io avrei saputo fare di meglio?».

  8. 36
    Alberto Bonino says:

    Caro luca Visentini, cosa ci fa qui? Corra subito a Gaza a difenderi i poveri indifesi palestinesi..corra ALLE ARMI E COMBATTA. ma come tutti i musulmani  tira coltellate alle spalle. Non esiste musulmano non terrorista, al massimo uno che non ha il coraggio. Fermati a Poitiers e Lepanto , li fermeremo ancora. Gente comer lei non merita di vivere in occidente ma a Gaza o nel teocratico Iran,vero esempio di libertà. Israerle combatte per sopravvivere, per fortuna è arrivato Trump e gli Usa hanno ritrovato la retta via.

  9. 35
    Eyal Mizrahi says:

    Cari Luca Visentini e Mateo, mi dispiace, mi arrendo, la vostra ignoranza dei fatti e della storia e talmente profonda che mi ci vorrà troppo tempo per colmarla e io ho cose molto più importanti da fare che sprecare il mio tempo con voi. Spero che prima o poi troverete il tempo per leggere qualcosa un po più approfondito del  Manifesto (o topolino), tipo il libro dello storiografo Beny Moris. Auguro a tutti voi una serena scalata.

  10. 34
    Luca Visentini says:

    Li ammazzano, li ammazzano.

    E per quanto riguarda l’eventuale timore di ritrovarsi la gola tagliata al mattino, c’è una scandalosa sproporzione numerica tra vittime israeliane e palestinesi che dovresti vergognarti.

    Chi viola i confini dello Stato? E’ Israele che sta occupando e opprimendo un altro territorio, un’altra popolazione! Hai una bella faccia tosta.

    Premono il grilletto e poi non dormono per il male che hanno fatto? Ci sono fior di video e testimonianze dei militari israeliani che esultano e si danno il 5 a ogni colpo inferto!

    I leader palestinesi incapaci? Quelli validi sono stati uccisi e improgionati tutti proprio dagli israeliani!

    E i negoziati di pace è Israele prima di tutto a disattenderli, colonizzando sempre più, opprimendo sempre di più

    E adesso la mollo lì, siete disonesti.

  11. 33
    matteo says:

    Caro Fabio, non so cosa dirti: a pagina 313 della mia edizione di Cime Irredente (prima ristampa, nov. 1996) non c’è traccia alcuna di Tissi.

    Già che ero li, ho riletto poi tutto “sestogradisti in camicia nera” e devo dire che non mi pare proprio che Sirovich descriva Comici come un bieco fascista. Anzi ne scrive con una certa simpatia; sottolinea che non sia una cosa corretta nascondere (molto italianamente, aggiungo io) che lo sia stato.

    Comici fu fascista, probabilmente per motivi utilitaristici -il partito lo sponsorizzava economicamente, come diremmo oggi- come in quegli anni lo fu Cassin, per esempio, che poi divenne partigiano.

    Non ho trovato per nulla fazioso “Cime irredente” e sono nipote di un irredentista detenuto per 4 anni in Festung (anche mia mamma, molto meno tenera di me verso gli s’ciavi, l’aveva apprezzato e riconosciuto parecchie persone!)

  12. 32
    Andrea Borsetti says:

    Quando sei in montagna e qualcuno cade e nella caduta rischia di trascinare con se tutti che si fa? Fino a che punto vale il sacrificio ? Quando al confine i soldati israeliani cercano di impedire che gente non certo animata da buone intenzioni lo attraversi, quale è il limite a cui spingersi ? A queste domande ognuno ha una sua risposta personale ed è difficile darla. Vorrei però ribadire un paio di cose. Israele a dispetto di quello che alcuni raccontano è un paese civile. Chi non lo crede e si limita ai telegiornali di oggi o di ieri si fa solo manipolare ed è un peccato. Prendete un biglietto volate sino a Tel Aviv ed andate in un ospedale del centro in un orario consono, vedrete che non vi sono differenze e tutti sono più o meno trattati egualmente stante le regole dell’assistenza sanitaria che in Israele è abbastanza simile alla nostra, universale. Israele ha i suoi immigrati … lo avreste mai detto ? Decine di migliaia di uomini di colore che arrivano dai paesi dell’africa centrale, attraversano l’Egitto e poi il Sinai ed entrano in Israele senza documenti esattamente come da noi… mica li fucilano…C’è come da noi una grande polemica ma anche una grande attenzione. Programmi di assistenza per cercare di reinserirli in qualche modo nella vita civile in alcuni casi da loro con scuola, denaro ed aiuti. La polizia fa attenzione quando compiono reati e mica li ammazza. I problemi sono gli stessi dell’Italia. disoccupazione giovanile pur se meno che da noi. Affitti altissimi e scarsità di alloggi economici… e cosi via potrei continuare per delle ore. Di assassini nulla nemmeno l’ombra… Però, se qualcuno attenta alla vita dei cittadini, attacca un militare di leva, cerca di violare i confini dello stato allora si reagisce. Esattamente come dovremmo fare noi con la criminalità organizzata che al sud presidia il territorio e come ogni cittadino rispettoso della costituzione si attende. Ma ancora sono assassini perché tutelando il confine tutelano la vita di quelle persone che vivono nelle aree prossime ad esso. Padri e madri che hanno figli, lavorano, pagano le imposte e si aspettano di svegliarsi la mattina con la gola intatta. Allora se sei al confine e sai che sparando ad un aggressore che hai cercato di dissuadere dal violare il tuo diritto , più e più volte, salverai degli innocenti che fai ? In Israele premono il grilletto e poi non dormono la notte per il male che hanno fatto perché i soldati israeliani hanno ben chiaro che la loro azione ha conseguenze, ma scelgono il male minore. Ovvero uccidono il nemico prima che questo possa uccidere a sua volta. Ma sono tutti assassini secondo le immagini alla tv… Ma come conciliate questo loro essere assassini con gli ospedali, con 1,8 milioni di arabi che vivono in pace, con il diritto di voto per tutti, il rispetto delle DONNE, (scusate scrivo in maiuscolo perché NON hanno i femminicidi)  o l’avere imprigionato un capo di stato per abusi ed avere una efficace magistratura indipendente che non lascia a nessun politico preso con le mani nella marmellata il permesso di sfangarla ? Beh io non voglio convincervi però potreste andarci. Farvi una vostra opinione e scoprire che dall’altra parte centinaia di migliaia di persone sono schiave di pochi. Loro si assassini ma non di israeliani ma del loro popolo, assassini di palestinesi innocenti che forse una strada per la pace la vorrebbero ma sono sopraffatti dall’odio integralista e dalla mancanza di una luce che i loro non rispettabilissimi leader non danno ne vogliono dare. In questo periodo di bianco e nero, in cui vince solo colui che alza la voce e che scaglia la pietra più grossa, io vi domando saprete tornare a vedere con i vostri occhi invece che con quelli di coloro che strumentalizzano e distorcono ? Saprete riconoscere che anche in guerra esiste un etica per quanto difficile da digerire siano quelle azioni e questo concetto. E che fareste se il vostro compagno cade e toccasse a voi scegliere se tagliare la cima e salvare gli altri o condannare tutti a morte certa.. Vorrei meno polemiche e meno mitra ma spesso gli uni e gli altri ci vengono imposti. Io non posso permettere a nessuno di entrare a casa mia ed uccidere i miei famigliari ma sono sempre con Alex ed auguro a tutti i palestinesi di trovare dei leader che li rappresentino meglio ed accettino di negoziare sulla base di una incondizionata accettazione che c’è spazio per tutti, cosi in montagna ci andranno tutti insieme .. Saluti

  13. 31
    matteo says:

    Rispondo brevemente a Elyal,

    Tu inizi con “gli Arabi (arrivati dalla penisola Araba a suon di morte e teste tagliate)” ma poi correggi il tiro agli ultimi 70 anni.

    Gaza è stata evacuata 10 anni fà, tranne quando viene rioccupata con i carri armati (tutta o in parte) e comunque bombardata un giorno si e uno no da aerei, elicotteri e droni. Dall’interno dei confini israeliani, ogni giorno, vengono sparati centinaia di colpi di fucile che fanno decine di morti; ieri secondo Tsahal circa 50 morti, di cui 3 armati. e comunque se non prendiamo in considerazione gli insediamenti illegali dei coloni, supportati e poi “condonati” dal governo israeliano.

    Tutte le risorse di Gaza (acqua, energia elettrica, accesso al mare) sono controllate da Israele e il suo esercito. L’Egitto è più o meno volontariamente sotto ricatto internazionale, su istigazione israeliana.

    In queste condizioni è ben difficile immaginare un qualunque sviluppo positivo in Gaza.

    Che ci siano palestinesi che vorrebbero ricacciare gli israeliani in mare è fuori di dubbio, come fuori di dubbio che sia pieno di israeliani che gridano “morte agli arabi”: il fatto è che Israele ha ucciso un numero di palestinesi superiore a tutti i suoi caduti nelle varie guerre (e incomparabile con i morti negli arrentati). E continua a farlo; vessando in maniera vergognosa tutti gli altri palestinesi.

    Comunque se ogni volta che appare una specie di governo palestinese, Israele si mette a sparare, mi pare ben difficile che chiunque possa “gestire un paese pacifico”.

    Caro amico (tu mi chiami così e io ricambio ben volentieri), l’unica cosa decente, l’unica cosa umana che puoi fare se sei in Israele e segui questo blog, è andare di là dal muro e provare ad arrampicare con loro.

    Non mi piace la falesia, ma verrei anch’io.

    Nota bene: ho parlato solo di israeliani e palestinesi, mai di ebrei o islamici. Ho parlato di politica.

    Non sono razzista, né teologo.

  14. 30
    Luca Visentini says:

    Rispondevo a Eyal.

  15. 29
    Luca Visentini says:

    Che superficialità! Giusto per mettersi a posto la coscienza e ricattare, nella conclusione, quella degli altri. Tra le migliaia di morti ammazzati a Sabra e Chatila non c’era alcun terrorista, e si è andati avanti più o meno così.

  16. 28
    Fabio Bertoncelli says:

    Per Matteo.
     
    1) Attilio Tissi.
    A pagina 313 del suo libro «Cime irredente», Livio Isaak Sirovich ha descritto Attilio Tissi come «senatore in camicia nera». Tissi, oltre che sestogradista negli anni Trenta, in realtà fu di idee socialiste, partigiano combattente e senatore socialista della Repubblica nella prima legislatura. Catturato dai tedeschi nel novembre 1944, fu torturato, tentando perfino il suicidio per il timore di non resistere alle sevizie, e poi fu condannato a morte. Si salvò soltanto perché liberato grazie a una azione di partigiani.
    Scrivere che Tissi fu «senatore in camicia nera» equivale a dire di Togliatti che fu il capo delle Brigate Nere. Lo stesso autore dovette ammettere pubblicamente la sua incommensurabie castroneria con una nota sulla carta stampata.
    2) Emilio Comici.
    Comici fu uomo buono, uomo giusto, uomo retto, uomo leale (e ingenuo). Tutti coloro che lo conobbero si espressero con questi giudizi.
    Il tentativo di Isaak Sirovich di descriverlo come bieco fascista mi conferma per l’ennesima volta nella mia opinione che, selezionando opportunamente i dati storici (spesso non è neppure necessario falsificarli), si può dire della storia ciò che si vuole, perfino stravolgerla completamente.
    Della mole imponente di dati apparsi in «Cime irredente» io ho avuto la possibilità di verificarne solamente due (perhé ne ero già a conoscenza): 1) Attilio Tissi, 2) Emilio Comici. Su Tissi è stato scritto il falso. Le parole su Comici sono talmente faziose da risultare ripugnanti e vanno a tutto discredito di chi le ha vergate.
    In sintesi, di due dati controllati, due si sono rivelati non corrispondenti al vero. Percentuale: 100%. Che cosa devo sospettare di tutti gli altri dati?
    … … …
    È poi doveroso, per completezza di informazione, sentire anche le altre campane. Per esempio:
    1) “Nella tempestosa scia di «Cime irredente»”, di Silvia Metzeltin, Le Alpi Venete, n. 2/1996, p. 139.
    2) “Sulla tempestosa scia…”, lettera del triestino Giorgio Bevilacqua, Le Alpi Venete, n. 1/1997, p. 102.

  17. 27
    Eyal Mizrahi says:

    Cari amici, io sono Israeliano, non sono ne di sinistra ne di destra ma solo una persona pacifica e pratica (come tanti altri Israeliani che conosco). Non oddio ne i Palestinesi ne gli Arabi, e non ho niente contro i musulmani ma venire dopo 70 anni in qui ho cercato di annientare in tutti i modi lo stato d’Israele e gettare tutti gli ebrei al mare (dichiarazioni frequenti della leadership Araba e Palestinese) e reclamare diritti su territori che non ho accettato 70 anni fa non ha nessun senso storico. Gaza e stata evacuata da tutti gli abitanti ebrei quasi 10 anni fa e consegnata ai palestinesi. Nessun soldato Israeliano non stanzia a Gaza. Gaza ha una frontiera con l’Egitto ch’è un paese Arabo per cui non ha senso di parlare di un assedio Israeliano. Invece di trasformare Gaza a un esempio di pace e prosperità i Palestinesi l’hanno trasformata in un covo di terroristi e continuano a cercare di lanciare attacchi contro la popolazione civile Israeliana usando la loro stessa gente come scudi umani o lanciandola senza pietà a morire nel tentativo di forzare le frontiere israeliane. Mi dispiace per tutti i Palestinesi che vogliono solo vivere pacificamente al fianco degli Israeliani ma finché non cambieranno la loro leadership e dimostreranno di essere capaci di gestire un paese pacifico al fianco di Israele non avranno mai un paese loro nonostante tutte le pressioni del mondo. Gli ebrei hanno già pagato una volta per aver dato fiducia al mondo  per la loro difesa, abbiamo pagato cara questa fiducia e abbiamo imparato la lezione. Mai più.

  18. 26
    Alberto Benassi says:

    Matteo conoscere la storia per non ricaderci, va bene. Ma per RINFACCIARCELO e trovare la scusa per continuare a scannarci non credo sia la cosa giusta da fare.

    Inoltre la storia qualcuno la racconta.  Ma spesso e volentieri, non la racconta come è avvenuta. Ognuno a seconda del proprio pensiero, convinzioni politiche per non dire convenienze, ci mette  del suo.

    Spesso e volentieri si dice che la storia andrebbe riscritta.

    Non si tratta di rinnegare o cancellare quello che è stato. Nessuna tabula rasa. Ma di trovare la forza, il coraggio, l’apertura mentale di partire da un punto e guardare al futuro. Le colpe dei padri non possono continuare  a ricadere sui figli.

    Anche perchè c’è qualcuno che fomenta perchè ha interesse a far si che i popoli, le diversità culturali e religiose,  non s’incontrino. Questo qualcuno, che è da entrambe le parti, che ha solo l’interesse a mantenere il suo potere, alla faccia della gente, va messo da parte.

  19. 25
    matteo says:

    No Alberto, è sempre valida la massima: « Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo »

    A chi dice cose inesatte riporto numeri, a chi mi dà implicitamente dell’ignorante consigliandomi di leggere generici “libri”, rispondo citando autori e titoli.

    Credo anch’io che occorra guardare al futuro, ma non da una tabula rasa.

    C’è chi ritiene provocatorio, schierato e da censurare l’idea di insegnare a qualcuno ad arrampicare un po’. Io penso che il sogno sarebbe insegnare a gruppi misti di ebrei e palestinesi, perché so che ben poco tempo fà era uno scandalo una cordata italo-slovena.

  20. 24
    Alberto Benassi says:

    “Tu mi consigli genericamente di leggere “qualche buon libro di storia contemporanea; io ti ho indicati 2 libri da leggere.”

     

    E’ inutile continuare a leggere la storia per   RINFACCIARCI quello che ho fatto io e quello che hai fatte te!

    Bisogna guardare al futuro non al passato!

    Altrimenti non ne usciremo mai.

     

  21. 23
    matteo says:

    Per Fabio.

    Le città di Fiume, Pola e Capodistria (ma perché dimenticare Parenzo, Rovigno e Spalato) erano italiane al 50-60%, mentre Istria e Dalmazia non lo sono mai state nemmeno un po’. Nella stessa Trieste (che conosco piuttosto bene, perché mia mamma era ‘na mula) la presenza italiana storica e accertata dai precisi censimenti austriaci a partire da Maria Teresa, era attorno al 70% al massimo. Poi venne la pulizia etnica del duce. A questo riguardo leggiti Livio Isaak Sirovich, “Cime Irredente” che è illuminante oltre che bello.

    Quanto all’ONU che diritto ha mai avuto di espropriare terre per darle ad altri? Comunque, storicamente, l’Onu è intervenuto (e male) quando i giochi ormai erano belli che fatti.

    E in ogni caso, in Palestina, chi ha iniziato ad ammazzare  sono stati i sionisti non certo i palestinesi. E continuano a farlo: l’ultimo comunicato dell’esercito israeliano (di ieri, riportato oggi sui giornali) parla di circa 50 morti palestinesi, di cui ben 3 armati…ma forse anche l’ufficio stampa di Tsahal è in mano “all’intellighenzia “politicamente corretta”, quella che oggi comanda”

    Tu mi consigli genericamente di leggere “qualche buon libro di storia contemporanea; io ti ho indicati 2 libri da leggere.

     

  22. 22
    Lusa says:

    Fabio Bertoncelli scrive:

    ” …i cinesi all’Everest nel 1960, a piú di ottomila metri di quota. Dopo la lettura del pensiero del Grande Timoniere, proseguirono conquistando gloriosamente la vetta:”

    E solamente grazie al Grande Timoniere e alla Rivoluzione Culturale  in Tibet è stato rovesciato il quel terribile regime teocratico feudale!

  23. 21
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Alberto, tu non hai detto la cazzata delle 19.40. Tu hai detto la cosa saggia delle 19.40: è la tolleranza che purtroppo manca a una parte consistente dell’umanità.

    Però gli intolleranti confondono spesso la tolleranza altrui per debolezza. E si credono legittimati a mettergli i piedi in testa.

  24. 20
    Alberto Benassi says:

    dimenticavo: Stalin,  il feudatario di turno e naturalmente il Dio denaro.

  25. 19
    Alberto Benassi says:

    “E allora, che fare? Niente, non si può fare niente: siamo fatti cosí.”

     

    Si potrebbe convivere. ognuno con le proprie diversità. Basta un minimo di tolleranza.

     

    Va bene ho detto la cazzata delle 19.40

     

    Scanniamoci pure in nome di Dio cristiano, di Allah, del Dio di Abramo, del colore della pelle, della fede  politica, di qualcuno che ci promette le vergini, dello sceicco, ect., ect.

  26. 18
    Fabio Bertoncelli says:

    Per Luca Visentini.

    Per una volta dimentico il mio carattere mite e ti rispondo come meriti.

    Io ritengo di essere di principi molto piú democratici dei tuoi, che spesso ragioni come un fanatico stalinista degli anni Cinquanta.

    Per cui l’epiteto a buon mercato di “reazionario” lo tieni per te.

    Sei tu il “reazionario”.

  27. 17
    Fabio Bertoncelli says:

    Il buon Gogna attraverso «Totem e tabú» propone spesso temi esplosivi. Per di piú sono certo che al termine delle discussioni ciascuno di noi rimane della propria opinione. Per fare cambiare idea a una persona su argomenti cosí scottanti servono anni, e forse non bastano neppure quelli. Come si può convincere un fervente fascista a diventare comunista, o viceversa? o un mussulmano a convertirsi al cristianesimo? o convincere qualche invasato che l’uomo è davvero andato sulla Luna? o che le scie chimiche sono un parto della superstizione e dell’ignoranza? È impossibile.

    Io mi ero ripromesso di trascurare «Totem e tabú» e di parlare solo di montagne e di alpinismo, che fa tanto bene allo spirito. Ma come si può far finta di niente? Con un semplice clic apri la rubrica e a volte ti imbatti in incommensurabili corbellerie oppure in asserzioni che gridano vendetta. Oppure, semplicemente, si tratta di opinioni differenti, diametralmente differenti.

    … … …

    E allora, che fare? Niente, non si può fare niente: siamo fatti cosí.

  28. 16
    Luca Visentini says:

    E tu Bertoncelli che scomodi la storia, perché taci di tutte le altre risoluzioni dell’ONU che Israele ha disatteso, e di quello che i fascisti hanno prima fatto agli iugoslavi?

    Ah, non voglio mica una risposta da un reazionario come te. Era una domanda retorica.

  29. 15
    Luca Visentini says:

    Ma per favore! I dirigenti non integralisti come quelli di Hamas li hanno uccisi o imprigionati tutti gli isrealiani. E Hamas stessa è stata all’inizio spinta proprio da Israele in funzione anti OLP. I palestinesi erano il popolo arabo più laico e con il maggior numero di laureati, ai tempi di Arafat. E gli stessi democratici israeliani, sempre meno, hanno molto più coraggio dei “compagni” italiani a denunciare certe nefandezze. Questa, non l’ho mai capita. E qui non ho alcun amico musulmano, bensì diversi amici ebrei. Quando li interpello, minimizzano. Se è doveroso e giustissimo non cedere all’antisemitismo, bisognerebbe però che qualcuno si mettesse più in discussione sulla politica oppressiva del governo di Tel Aviv.

    Se fossi ancora a Milano, consegnerei volentieri ad Angela Tognolini il materiale d’arrampicata che non adopero più. Se fossi in Palestina e avessi un’arma, la userei.

     

  30. 14
    Fabio Bertoncelli says:

    Per Matteo.

    Non è certo necessario ritornare indietro di millenni. Mi riferisco invece alle Nazioni Unite che nel dopoguerra presero la decisione di destinare una patria agli ebrei. Poco dopo i Paesi arabi fecero guerra al neonato Israele, per annientarlo. E cosí numerose altre volte nei decenni successivi.

    Ti offro quest’altro caso su cui meditare: nel secondo dopoguerra all’Italia furono sottratte terre abitate da italiani, terre con una storia italiana vecchia di secoli e secoli, una tradizione italiana, una lingua italiana. Quelle terre erano l’Istria, la Dalmazia e buona parte della Venezia Giulia, con le città italianissime di Fiume, Pola, Capodistria e tanto altro ancora.

    Per “convincere” gli italiani ad andarsene ne furono scannati all’incirca ventimila. Le cifre esatte non si conoscono: è difficile ricostruire la storia dei terrificanti massacri delle truppe titine. Gli altri fuggirono e ora lí ci sono in pratica soltanto slavi. Che dovremmo fare ora? Dichiarare guerra alla Slovenia e alla Croazia?

    E la Germania dovrebbe fare altrettanto con la Polonia per reimpossessarsi della Prussia e di tutte le sue terre perdute oltre la linea Oder-Neiße? E dovrebbe pure dichiarare guerra alla Francia per l’Alsazia e la Lorena?

    E cosí pure per chissà quanti altri casi nel mondo.

    Ma la soluzione migliore, caro Matteo (Matteo chi?), è procurarsi qualche buon libro di storia contemporanea. E poi studiarlo. Per bene. Senza piú ignoranza la mente si apre .

    … … …

    Comunque anche Andrea Borsetti ti ha risposto. In modo impeccabile.

  31. 13
    Andrea Borsetti says:

    Al solito  agli auguri di pace fatti da Alex segue una presa di posizione politica che associa la parola colonialismo ad Israele, senza peraltro aggiungere nome e cognome … un bel “free palestine” anonimo e tipico di chi getta il sasso ma nasconde la mano.
    Io invece sostengo l’Alex ed in particolare vi invito ad approfondire le cose, valutando in che modo 70 anni di dirigenza palestinese ha giovato al proprio popolo.
    Siccome gli israeliani rifiutano di farsi massacrare in nome del nulla allora sono colonialisti al meglio e criminali o peggio.
    Non è facile lo so per esperienza diretta. I palestinesi che vogliono provare a percorrere un altra via sono spesso oggetto di minacce, persecuzioni ed esecuzioni da parte dei loro stessi “fratelli”.
     
    In questo l’Europa a cui appartengo per cultura, ha una grande responsabilità perché se invece che appoggiare, indiscriminatamente, la dirigenza palestinese per 70 anni avesse sostenuto prevalentemente i movimenti pacifisti di entrambi gli schieramenti forse qualcosa avremmo ottenuto.
    Che poi la vita in Palestina sia dura e che anche un corso di arrampicata possa aiutare lo posso capire e posso anche capire lo spirito con cui viene fatto.
    Purtroppo parte dal presupposto che nella West Bank e/o a Gaza la vita sia normale ed invece non lo è.I palestinesi non hanno bisogno di arrampicate ma di una prospettiva di un futuro migliore. Ma finche saranno governati da integralisti ed approfittatori che ruberanno loro la speranza questo non accadrà.
    Io vorrei un corso in cui si insegna alle donne palestinesi che hanno eguale dignità dei loro uomini, che il loro voto vale 1 come quello dei loro mariti che non debbono stare a casa a sformare figli ma autodeterminarsi e e che spiega che sprecare miliardi di dollari di finanziamenti in tunnel ed armi invece che in ospedali e scuole non paga. Vorrei un corso in cui si spiega ai dissidenti come non farsi ammazzare da Hamas e un altro che insegna che farsi esplodere non aiuta se non per beccarsi un muro per impedire che accada. Vorrei che l’unica cosa che esploda da quelle parti fosse la pace,
    ma fino a che manderanno a negoziare antisemiti o gente che pensa in termini di colonialismo nel 2018… purtroppo non ce la faranno…
     

  32. 12
    matteo says:

    Fabio e Eyal , per favore non diciamo cazzate: pretendere che un’invasione di 1400 anni fa sia di giustificazione a una politica di oppressione coloniale oggi è un insulto all’intelligenza.

    Vi invito a leggere “la spada e l’olivo” di van Creveldt, ebreo e israeliano, e in particolare i capitoli della terza parte

  33. 11
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Eyal, te lo spiego io in poche parole: cosí è stato deciso, cosí è stato proclamato, cosí è stato detto, cosí è stato insegnato, cosí deve essere. Che sia giusto oppure no. Che sia vero oppure no.

    E guai a controbattere con i dati della storia: si rischiano la condanna e l’ostracismo da parte dell’intellighenzia “politicamente corretta”, quella che oggi comanda.

    Qualcuno disse: «Il sonno della ragione genera mostri». Chi fu?

  34. 10
    Eyal Mizrahi says:

    Qualcuno mi può spiegare come è possibile che in Giudea e Samaria (anche chiamata Cisgiordania) gli Giudei sono i colonialisti usurpatori e gli Arabi (arrivati dalla penisola Araba a suon di morte e teste tagliate)  sono diventati  i nativi sotto “occupazione”?

  35. 9
    matteo says:

    La responsabilità è da attribuirsi a entrambe le parti.

    Potrebbe anche essere vero, in effetti, ma come pesare la differenza?

    Credo che un modo semplice e oggettivo potrebbe essere quello di contare le vittime: solo nell’ultimo giro di proteste lungo il muro (nemmeno all’interno di Israele, quindi) siamo abbondantemente sopra i 500 a 1.

    Non ho dubbi quindi su chi sia oppresso e nemmeno su chi sia realmente l’assassino…tocca allinearci con il compagno Francesco!

  36. 8
    Luca Visentini says:

    Rispondo anch’io ad Alessandra, e più duramente: che si divertano un po’, prima che li si ammazzi tutti?

  37. 7

    Una simile iniziativa è stata quella di Carlo Mamberto  http://www.viaggiaconcarlo.it con i ragazzi del Nepal. All’inizio sembrava che preoccuparsi dell’arrampicata in un paese povero e con ben altre problematiche, fosse una cagata e invece poi… guardate dove è andata Finale for Nepal.

    Da buoni propositi possono solo nascere buoni frutti.  Con o senza beneplacito dell’ectoplasma Bonino.

  38. 6
    Alberto Bonino says:

    Anche nell’arrampicata la politica, che schifo…….

    Per di più in difesa di persone che se possoni ti accoltellano….

  39. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    L’«idea politica dell’arrampicata». Che cos’è? Forse gli arrampicatori di sinistra dovranno arrampicare nella falesia a sinistra, gli arrampicatori di destra o vengono fatti fuori subito oppure bisognerà che si accontentino della falesia in fondo a destra, su rocce marce, senza chiodi e in mezzo alle cacche.

    E l’idea politica del gioco del tamburello? Perché quella no? Una volta ci fu la diplomazia del ping-pong…

    Bisognerà tenere una riunione di comitato politico per scalare le montagne? Cosí fecero i cinesi all’Everest nel 1960, a piú di ottomila metri di quota. Dopo la lettura del pensiero del Grande Timoniere, proseguirono conquistando gloriosamente la vetta, a onore del comunismo imperituro.

    L’«alpinismo deve andare a braccetto con ideali radicali, di libertà e di comunità»? All’alpinista che non è radicale devono essere interdette le montagne? Una volta giunti in vetta al Cervino, si rischiano sprangate in testa da qualche teppista dei centri sociali?

    «L’arrampicata sportiva in Palestina è uno strumento in piú nella lotta contro l’avanzata dell’occupazione israeliana.» E il gioco delle bocce, no? Ma chi era quel tale che proclamava:«Bocciatori di tutto il mondo, unitevi!»? Ahhh, non ci sono piú i bocciatori di una volta.

     

  40. 4
    free palestine says:

    alex, ancora con questa insensata retorica della responsabilità da “ambo le parti”?

    Parli di pace, ma se non si parte dall’orgine del conflitto questa non ci sarà mai: c’è uno stato che occupa e un popolo che vive sotto un’occupazione militare. Colonialismo.

     

     

  41. 3
    alessandra panvini rosati says:

    La situazione nei territori è difficile e però, ne parlo con cognizione di causa, le responsabilità sono attribuibili a entrambe le parti in causa, diciamo così.
    Di certo il governo israeliano non usa le maniere dolci quando si tratta di gestire una situazione incancrenita da decenni di odio da ambo le parti.
    Attenzione però a rendersi ciechi nel voler vedere solo ciò che sta più a cuore, per sentimento di pancia, senza usare la testa.
    Politiche scellerate da parte dei politici palestinesi non hanno certo aiutato il popolo nel loro percorso verso uno Stato autonomo, di certo legittimo ma che deve passare attraverso l’accettazione senza se e senza ma delle ragioni e dell’esistenza anche dello Stato d’Israele.
    Non è questo il luogo per divagazioni che esulano dal contenuto di questo blog, quindi la chiudo qui.
    Sono ben contenta per la bella iniziativa che di certo potrà solo portare un po’ di entusiasmo per attività diverse e più salutari rispetto a quelle tristemente note.
    Con un pensiero di pace, anche se “di pancia” mi colloco dalla parte opposta, auguro ai ragazzi palestinesi di buona volontà di scalare la vetta che possa portarli alla PACE con i ragazzi israeliani.
    Shalom a tutti.
     
    Alex

  42. 2
    Lusa says:

    Alberto Bonino non esiste! E’ una bufala.

    Vedi link:

    http://ceifan.org/articolo_video_bufale.htm

  43. 1
    Alberto Bonino says:

    Come si possa dialogare con gente che predica la distruzione di Israele, che ha questo fine dichiarato nello loro scopo di esistere, vedi, hamas, è inconcepile. Da una parte Israele, una democrazia, dall’altra parte gente che ti accoltellerebbe ogni momento, terroristi. Se questo blog sostiene terroristi, come hamas è una vergogna. So che mi cancellerete ma io chi difende i terroristi non li voglio. Sempre con Israele contro il terrorismo palestinese, arabo e musulmano. Loro ci odiano, perchè devo dialogare? quando cambieranno e saranno diventati civili vedremo, non dobbiamo essere conme questo papa che cala le braghe davanti ai musulmani. Ricordiamoci Poitiers e Lepanto. Addio a voi sostenitori tdi terroristi. Come vedete non mi nascondo e conoscete nome e cognome.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *